Il solito schifo… anzi peggio!

Il solito schifo… anzi peggio!

Ci eravamo augurati che l’esperienza del coronavirus, che ci stiamo faticosamente lasciando alle spalle, fosse servita ad insegnarci qualcosa, ma ci stiamo rendendo conto che non è così.
Nel momento clou della pandemia, girava per l’Italia uno spirito nuovo, basato sulla solidarietà sociale. Dal covid19 dovevamo tutelarci non solo per un fatto di salute personale ma anche in una dimensione sociale; questo sentirsi se stessi in una dimensione sociale, doveva essere la premessa di fondo per ripartire, dopo la pandemia, in modo diverso, più sensibili e coscienti della situazione in cui eravamo precipitati.
Eravamo perfettamente coscienti che il ‘dopo’ non poteva essere come il ‘prima’ la pandemia, che bisognava ripartire su altre basi, più a misura del nostro benessere personale e insieme della salute pubblica. (altro…)

Tracce nella memoria

Tracce nella memoria

Sembra avesse l’hobby di scrivere ricordi personali sotto forma di racconti, che inviava a vari concorsi letterari, spesso premiati o segnalati. Alla sua morte i figli, trovando questi racconti tra le sue carte, hanno pensato bene di pubblicarli, come atto di omaggio verso il padre.
Così sembra sia nata la raccolta di racconti intitolata “Tracce nella memoria” di Adriano Angelo Agnolin.
Si tratta di una ventina di racconti, di vario genere, legati a ricordi personali e alla vita vissuta a Lugo dall’autore, che nella vita era stato impiegato in banca.
Ci sono i ricordi dei genitori, in particolare dei nonni da cui Agnolin sembra aver ricavato buoni esempi e saggezza di vita, pur nelle difficoltà che allora comportava la fatica quotidiana del vivere. (altro…)

La bora

La bora

Chiariamo subito che la “bora”, di cui qui parliamo, non è il forte vento che a volte soffia a Trieste, ad una velocità così impressionante che bisogna essere allenati per farvi fronte; così come bisogna premettere che non abbiamo trovato il termine bora, nel senso da noi utilizzato, nei vari dizionari specialistici del dialetto vicentino, anche se ricordiamo che un tempo da noi veniva normalmente usato.
Ne dobbiamo dedurre che si tratti di un termine che aveva una valenza strettamente locale, zuglianese o poco più; forse era legato alla sub-economia dell’Astico, che ai tempi della nostra fanciullezza offriva un posto di lavoro per i disperati che non avevano trovato altri lavori. Si trattava di cavare dal letto del fiume sabbia per muratori, filtrandola attraverso una rete metallica, o la più raffinata ‘lossa’, una sabbia più fine e grigia, tipica del Brenta; oppure cavare i sassi bianchi, calcarei, per la fornace di Breganze (la “Calcara”), dove i sassi stessi venivano cotti e quindi, una volta bagnati con acqua in apposite buche (la busa dea calsina) diventavano calce o calcina per muratori; mescolata alla sabbia, più o meno fine, e al cemento, si faceva la ‘malta’ per le costruzioni. (altro…)