100 giorni di Monti: le prime crepe

ATTUALITÀ

100 giorni di Monti: le prime crepeLa chiamano “luna di miele”, ma è finora stato difficile trovare il dolce; stiamo parlando del governo “tecnico” di Mario Monti che 3 mesi fa in extremis ci ha salvato dal baratro in cui ci stava precipitando il governo del bunga-bunga berlusconiano. Basti dire che oggi in Europa e nel mondo non siamo più oggetto di derisione e di sorrisi di compatimento, ma attraverso Mario Monti abbiamo riacquistato il posto e la credibilità che ci spetta nelle decisioni comunitarie.
Sul programma del nuovo governo Monti, fatto di tecnici e sostenuto da una maggioranza trasversale, abbiamo da subito avuto un atteggiamento razionale: si tratta, abbiamo scritto, di un’operazione chirurgica, non certo piacevole ma necessaria, con interventi dolorosi e una convalescenza lunga.
Monti infatti ci ha prospettato un programma di misure drastiche, con una serie di sacrifici che avrebbero inciso sul nostro stesso opulento stile di vita, promettendoci nel contempo e all’unisono, il criterio dell’equità sociale; come dire sacrifici per tutti, ma graduati in base alla nostra possibilità di affrontarli.
Ed è su questo ultimo concetto che dopo i suoi primi 100 giorni, il governo Monti sembra mostrare le sue prime crepe e i suoi primi cedimenti.Non ci è piaciuto anzitutto, lo diciamo con franchezza, l’atteggiamento del premier Monti e del ministro Fornero secondo cui entro marzo l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori va abolito, comunque, con o senza il consenso delle parti sociali. È una pia illusione, di quelle ricorrenti, come la legge Biagi, che tolto l’obbligo di una “giusta causa” nei licenziamenti, si dia la stura ad una caterva di assunzioni, soprattutto di giovani, dato che, nel caso, c’è la libertà di licenziare chi non serve più.
Non occorre essere maghi per prevedere che l’abolizione dell’art.18, nonostante le buone intenzioni dei tecnici, non sarà a favore, ma contro i lavoratori, vecchi e nuovi.
Ancora una volta si interviene duramente sulle pensioni, e in particolare sull’età di uscita dal lavoro. È una canzone vecchia, di sapore nostalgico, che ha già dimostrato di non risolvere nulla, se non altro perché trattenendo il lavoratore in servizio, si allontana il turn-over generazionale; e così continueremo ad avere i genitori al lavoro ad oltranza e i figli disoccupati a casa.
Sulla questione dell’evasione fiscale abbiamo guardato con scetticismo le azioni spettacolari, più televisive che altro, di Cortina, San Remo e altrove. A indurre un comportamento di onestà fiscale non bastano gli slogan televisivi; bisogna secondo noi che ci venga data la possibilità di detrarre parte delle spese sostenute dalla nostra dichiarazione dei redditi, come succede oggi con il dentista, cioè dare a noi il vantaggio di chiedere la fattura e non lasciare a chi deve emetterla il vantaggio di continuare a non farlo. Questa sarebbe la vera riduzione dell’Irpef.
Ci fa poi senso che sia per un ordine proveniente dall’Europa e non per un criterio di equità, che è stata introdotta l’Ici sulle attività commerciali della Chiesa, con i vescovi a pianger miseria per le tasse da pagare.
Siamo stati tutti ammirati dallo stile sobrio di quello che negli Usa hanno definito “the man in Loden”, i suoi capodanni in famiglia, le sforbiciate alle spese di Palazzo Chigi, agli aerei blu e alle costose consulenze; di fronte alla offensiva e allegra ostentazione di ricchezza del precedente premier, è una dimostrazione di stile che apprezziamo; e adesso passiamo alle auto-blu e a quelle di servizio.
Ci chiediamo infine perché mentre noi cittadini si viene controllati in tutto, i petrolieri possano agire senza controllo portando ingiustificatamente il costo del carburante a livelli inaccettabili, anche per i riflessi che poi hanno sui prezzi e in definitiva sul costo del nostro vivere.
Ecco perché, in definitiva, pur mantenendo intatto il senso liberatorio di sollievo rispetto al precedente governo, e la nostra fiducia sul governo dei tecnici di Mario Monti, dopo i suoi primi 100 giorni, sul piano dell’equità sociale abbia mostrato le prime preoccupanti crepe.