1918, I Britannici a Fara e nel pedemonte

SCAFFALE

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È uscito nel dicembre 2011 l’interessante lavoro di Francesco Brazzale dal titolo “1918: i britannici a Fara Vicentino e nel Pedemonte”, in cui viene ricostruita attraverso testimonianze la presenza nella nostra zona dei soldati inglesi durante la Grande Guerra.
L’armata inglese ha attivamente partecipato alle dure battaglie sull’Altopiano di Asiago, pagando un altisssimo prezzo in termini di vite umane, come testimoniano ancor oggi i cimiteri inglesi disseminati nelle zone di operazione.
Le nostre colline erano state scelte dall’armata britannica come retrovie, al riparo dai cannoni nemici, per sistemare dei campi che funzionavano sia come punti di ristoro che come ospedali per i feriti.
Molti erano fino a poco tempo fa gli anziani delle zona che ricordavano quei soldati con le “cotole”, cioè i kilt scozzesi. Ma quelli che più li affascinavano erano i cavalli, gli enormi cavalli con ciuffi di pelo che coprivano gli zoccoli, e che, come osservò Emilio Cecchi a Caltrano, davano agli accampamenti britannici l’aspetto e la confusione di un circo.
Francesco Brazzale comincia con alcune lettere, in realtà un po’ annoiate del Principe di Galles che era ospitato nella Villa Godi Malinverni a Lonedo; si lamentava sua altezza reale di non poter dormire al mattino, mentre era contento per quelle che lui considerava “lunghe camminate”.
Seguono poi testimonianze di soldati britanni di stanza a Fara e sulle colline, come il tenente colonello George Henry Barnet, che ci parla dei muli e delle teleferiche con cui il materiale necessario ai combattenti veniva portato dalla pianura al fronte dove si combatteva.
Francesco Brazzale porta diverse testimonianze letterarie, tra cui la presenza nella zona delle operazioni belliche di Ernest Hemingway, conduttore di autoambulanze.
Di particolare interesse la ricostruzione della ferrovia a scartamento ridotto (Decauville) che sulla linea Thiene – Bassano, all’altezza di Fara Vic. deviava verso la montagna per raggiungere Lugo ed arrrivare fino a Calvene.
Particolare attenzione viene data agli ospedali da campo che sulle colline tra Fara e Lugo durante la guerra curavano non solo i militari ma anche la popolazione civile, come testimonia anche don Bortolo Vidale, parroco di Salcedo, nel suo “Diario di Guerra”, dopo aver ospitato in canonica alcuni pastori protestanti.
Una storia toccante è infine quella di Vera Brittain, il cui fratello Edward caduto in guerra, è stato sepolto nel cimitero inglese di Granezza. “Chi avrebbe potuto immaginare – scrive Vera – che il bimbo nato in una tranquilla normale famiglia di provincia avrebbe concluso la sua breve esistenza in una battaglia tra le alte pinete di uno sconosciuto altopiano italiano?” Eppure, una volta sulla tomba del fratello Edward, Vera si chiede “perché non posso rimanere a far compagnia alla tua tomba per sempre, su questo altopiano dove vi è pace e dignità, lontana dal mondo e dagli inutili sforzi di ricostruire la civiltà?”
Fu così che, alla sua morte avvenuta nel 1970, le ceneri di Vera Brittain furono portate sulla tomba del fratello nel cimitero inglese di Granezza.