Gli avvoltoi mediatici

ATTUALITÀ

212_Avvoltoi Il cielo dei mass-media sembra in questi giorni essere particolarmente infestato di avvoltoi, cioè di quegli inquietanti animali che hanno la triste fama di banchettare con i cadaveri degli animali morti.
Su vari casi più o meno aperti di uccisioni di giovani donne, si assiste ad un accanimento investigativo mediatico che si vuol far passare per partecipazione, con rituali facce compunte, e che invece è solo una cinica curiosità, e troppo spesso una morbosa forma di sfruttamento di una disgrazia.
E questo non solo nelle tv private, più o meno berlusconizzate, dove il senso morale e la pietà umana non sono certo di casa, e che devono esasperatamente inseguire le emozioni epidermiche della gente, con la pubblicità e con tutto l’apparato propagandistico della disinformazione organizzata; ma anche, e purtroppo, nei programmi della Rai, quelli per cui paghiamo il canone, dove veniamo ossessivamente aggiornati sugli sviluppi dei fatti tragici che sono ancora aperti.
Sembra quasi che qualcuno si sia messo in testa, a suon di interviste irrispettose e di riprese impietose, di condurre in proprio indagini che dovrebbero essere lasciate a chi ha il compito e la competenza per farle.
Noi, con tutta la forza di cui disponiamo, ribadiamo assolutamente convinti, che non si può e non si deve fare spettacolo con il dolore delle persone. Anzi la pietà umana e, per chi crede, la carità cristiana, impongono che invece di scavarci dentro con domande e immagini atroci, il dolore di una persona, di una famiglia, si debba tentare di lenirlo, di alleviarlo, si debba cioè cercare, per quanto possibile, di rasserenare quanti sono stati duramente colpiti da una disgrazia.
Non è in questione solo una trasmissione ormai pluriennale come “Chi l’ha visto?”, magari adducendo che ha contribuito a risolvere qualche caso di persone scomparse. Non è quello il ruolo di una trasmissione televisiva.
Così come ultimamente nei vari tg, per una doverosa forma di pudore e per un rispetto della sua dignità, si nasconde con un telo il cadavere di una persona ammazzata, o comunque stesa sull’asfalto, allo stesso modo indagare sui vari casi umani insistendo con domande impietose o con inquadrature di visi disperati, è una forma perversa di godere e far godere col dolore della gente, un fare spettacolo con le disgrazie altrui, un usare cinicamente la sofferenza per fare audience, naturalmente con le dovute pause per i cosiddetti “suggerimenti commerciali”, da cui emerge una visione della vita dove tutti nostri i problemi si risolvono comperando questo o quel prodotto miracoloso.
Per tutto questo a noi, schifati dal continuo accanito via vai degli avvoltoi mediatici sulle prede intrise di dolore umano, sembra sia venuto il momento di seppellire Yara e quanti, per loro disgrazia, hanno bisogno ormai di riposare in pace, accompagnati dal nostro dolore e dal nostro suffragio. “Stop the show!”

2 commenti su “Gli avvoltoi mediatici

  1. Stop the show. Sono pienamente d’accordo con lei caro professore. Ma non credo sia possibile. La gente ama il dolore altrui, lo cerca, serve forse per lenire il proprio. Così gli “avvoltoi” che a casa hanno anche loro una moglie avvoltoia e qualche avvoltoietto figlio e devono portare a casa ogni giorno il pasto per tutti, sono costretti a dare alla gente quello che la gente vuole. Trasmmissioni come Chi l’ha visto, penose imitazioni di trasmissioni televisive statunitensi decisamente di altro livello, hanno un indice d’ascolto grandissimo. Quando parlano i Yara Gambirasi, puntando il dito sulle tracce organiche e il possibile stupro, scatenano l’interesse di tutti e tutti si mettono a guardare per poter poi esprimere il loro commento idiota condannando o assolvendo a seconda dei loro pruriti nascosti. Da questo lo sponsor paga per avere la pubblicità durante quella trasmissione e così via. Caro professore, mi spiace doverle dire che noi non abbiamo la sua fortuna di abitare su Venere. Purtroppo noi viviano sul pianeta terra, una piccolissima pattumiera sotto tutti i punti di vista, spersa nell’universo.
    cordiali saluti Valerio Bassotto

  2. Non abito su Venere, come ben sai, caro Direttore. E’ proprio la logica che tu denunci e accetti, perchè è così… che io invece denuncio ma non accetto.
    Ti ricordi la storia di David e Golia; tutto sembrava impossibile e scontato, finchè un sasso lanciato con la fionda da un ragazzo, ha cambiato le cose.
    A volte magari si fa la figura dei Don Chisciotte di turno, ma, come diceva il mio amico Pigato, io “voglio morire in piedi”, senza piegarmi ad una situazione che offende il senso umano, la dignità della persona… in barba ad ogni esigenza pubblicitaria dell’audience.
    Grazie e cordialmente
    Ferdinando Offelli

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