Il giallo di via Tadino

SCAFFALE

TadinoUn gran bel leggere, quello che piace a noi e ci riconcilia con la lettura, questo “Il giallo di via Tadino” opera prima di Dario Crapanzano, edito dalla Mondadori nella serie Strade Blu nel 2015.
L’autore Dario Crapanzano, non è giovanissimo ma del raccontare ha appreso bene l’arte, soprattutto nel dosare gli elementi narrativi in un piacevole equilibrio, senza nulla togliere alla suspense del giallo.
Coerente con la vicenda e i personaggi è l’ambientazione, la Milano degli anni ’50, quella che andava in Lambretta, dove una piovosa serata di inizio marzo una donna cade dal quarto piano di una tipica casa a ringhiera.
Ad indagare sulla vicenda viene mandato il commissario Mario Annigoni, capo del commissariato di Porta Venezia, che si avvale di due aiutanti, l’invidioso e polemico vice-commissario Mastrantonio e il giovane volonteroso ispettore Giovine, che gode delle simpatie del capo ufficio.
Tutto fa pensare ad un caso di suicidio, di cui il commissario Annigoni cerca di scoprire almeno le motivazioni; anche perché non tutto lo convince su una soluzione così scontata.
Si interrogano tutti i condomini, a cominciare dalla informatissima portinaia, la solita coinquilina che sa tutto, e mano a mano che le indagini vengono approfondite si delinea una strana situazione famigliare, con la presunta ‘suicida’ che ama condurre una vita brillante, tra una balera e l’altra, ricevendo persino degli uomini in casa, alla presenza di un marito imbelle e di una figlia che assiste al via vai di persone.
Alle allegre serate partecipa anche una amica, il cui marito si rende conto che il tenore di vita non è quello che la sua paga potrebbe permetterle di condurre.
Man mano che, con la doverosa sistemicità, le indagini proseguono, dall’ipotesi di suicidio si passa con sempre maggiori prove alla ipotesi di omicidio, che il mostro commissario in qualche modo aveva subdorato fin dall’inizio
Ad un certo punto, a complicare ulteriormente la situazione, dal medico legale si apprende che Clara Bernacchi, la presunta suicida, era incinta di due mesi.
Non ci è possibile andare avanti a raccontare la trama, considerato che si tratta di un giallo, con finale a sorpresa.
Basterà dire che, sullo sfondo di questa tragica vicenda, il commissario Annigoni vive la sua tranquilla vita di padre di una figlia e di marito di una bella moglie; è partendo da questa dimensione tutta di tranquillità famigliare che il nostro vive il suo lavoro di commissario, che lo mette a contatto con il sotto-bosco di una Milano agli inizi del boom economico, con le sue agitazioni ma dove, anche di fronte ad un delitto passionale, sembra di fatto mancare la violenza.

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