Anna

SCAFFALE

AnnaUn libro che porta il lettore a vivere dentro un incubo; stiamo parlando del romanzo “Anna” di Niccolò Ammaniti, edito dalla Einaudi nel 2015, e che da settimane si trova nella parte alta delle classifiche delle vendite.
È stato proprio questo prolungato favore del pubblico che ci ha incuriosito, facendoci quasi sentire esclusi da quello che in molti apprezzavano così insistentemente, per cui, cedendo malvolentieri alla pubblicità, l’abbiamo letto.
Mal ce ne colse. Intendiamoci il libro, nel suo genere, potrà incontrare vasti interessi, sappiamo anzi che ci sono molti cultori dell’orrido narrativo; semplicemente non è il genere di libri che andiamo cercando, anche perché dalla lettura, più che forti sensazioni di disgusto, vorremmo trarre il piacere rasserenante che ci riconcilia con le traversie che nella vita non ci mancano certo.
Per dare l’idea, il romanzo in questione è ambientato nella Sicilia del 2020, dove un’epidemia, una specie di peste chiamata la Rossa, uccide tra pustole e spasimi, tutti gli adulti ma, per una qualche inspiegabile ragione, risparmia i bambini, almeno finché restano bambini e non crescono.
Anna è una ragazza tredicenne che, dopo la morte della madre per la Rossa, deve badare oltre che a se stessa anche al fratellino Astor, mentre sono sempre accompagnati da un cane maremmano di nome Coccolone.
Il paesaggio circostante, dopo l’imperversare dell’epidemia, è decisamente da incubo, non solo per la desolazione ma anche per l’imputridimento con cui i corpi dei malati vanno disfacendosi, senza che nessuno possa intervenire.
I due fratelli, con il cane, e a cui si aggiungerà un ragazzo di nome Pietro, in cerca di una particolare marca di scarpe, nella speranza che il fenomeno sia limitato alla Sicilia, si avventurano in un viaggio per raggiungere il continente.
Sopravvivono entrando nei negozi e nei supermercati per razziare qualcosa che sia rimasto, vagando per città e vie completamente abbandonate, dove non esistono più gli adulti, ma solo orde di bambini che, come ombre, vagano senza meta e senza scopo, oltre a quello di sopravvivere.
Crediamo che dagli amanti del genere, la puntualità e la precisione dei particolari con cui Niccolò Ammaniti descrive il disfacimento generale sia apprezzato; purtroppo noi nella lettura non siamo soliti cerchiamo quell’orrido che l’autore ci propina a piene mani, in uno stile narrativo decisamente forte, efficace e nel contempo scorrevole, ma che a noi urta per i particolari raccapriccianti, per la meti-colosità con cui si descrive il decomporsi dei corpi e di ogni forma di vita. Noi, già troppo shoccati dalla vita reale, non siamo soliti di andare in cerca in un libro delle emozioni forti e disgustose, che disturbano il piacere di leggere.

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