Don Giovanni

TEATRO

DonGiovanniNon sappiamo se sia “grande” teatro il “Don Giovanni” di Molière andato recentemente in scena al Teatro Comunale di Thiene, nell’ambito della 36^ Stagione Teatrale, per la regia e con protagonista Alessandro Preziosi; di sicuro si tratta di teatro “vero”, nel senso più profondo del termine, anche perché quello che è stato messo in scena, la figura del Don Giovanni è un mito europeo che ha attraversato i secoli; creato in Spagna per la scena da Tirso de Molina come “El burlador de Sevilla”, passato in Italia per la Commedia dell’Arte, è infine approdato nella Francia di Molière, divenendo un classico del teatro in assoluto, le cui versioni, come si legge nella brochure di presentazione, sono più numerose delle tante donne sedotte dal nostro Don Giovanni.
«Don Giovanni è un’icona per la nostra epoca – spiega l’attore napoletano Alessandro Preziosi, regista e protagonista – essendo simbolo dell’individualismo e della capacità di sedurre col linguaggio. Il vero Don Giovanni di Moliere è questo: un uomo che sa piacere grazie all’arma della parola, non è un seduttore seriale di donne». Un personaggio molto politico, che ci fa pensare agli affabulatori del nostro attuale teatrino della politica.
Quello messo in scena da Molière è comunque un seduttore a fine carriera, assillato dalle donne, oppresso dai debiti, inseguito dai creditori e dai famigliari delle vittime, cui deve far fronte con un fiume di parole, da cui vengono travolti.
“In una società che sembra implorare la finzione per raggiungere la felicità – è ancora il regista che parla – convivendo nella costante messa in scena di sentimenti ed emozioni, il Don Giovanni di Molière smaschera questo paradigma di ipocriti comportamenti, di attitudini sociali figlie di una borghesia stantia e decadente, divenendo il maestro inimitabile della mimesi… In sostanza, il personaggio letterario che attraverso questo sacrificio continua ad essere mito dell’individualismo moderno, finisce per immolarsi rifiutando la misericordia divina e per questo rimanendo mito del ventunesimo secolo. Non resta che sperare che questa spettacolarizzazione dei vizi dell’anima crei nel pubblico, indispensabile per il nostro Don Giovanni, un contraccolpo di reale riflessione sul senso e il mistero della vita: la salvezza dello spirito è radicalmente legata alla nostra autenticità”.
Teatro “vero” si diceva, dove i vari elementi si combinano in un equilibrio armonico. Buona per tutti la recitazione, con Prezioni e Nando Paone, nel ruolo di Sganarello, certamente in primo piano; di raffinata eleganza i costumi.
Nella scenografia è stata introdotta la realtà “virtuale”, una innovazione tecnologica che ha fatto parlare di postmoderno, di sicuro effetto scenico, ma che ci ha lasciati un po’ perplessi, forse per il venir meno di quel simbolismo che la realtà sulla scena chiede al teatro. Se questo è il futuro, ci abitueremo.

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