Buon Natale di MIsericordia

EDITOR

Milvia15_2“Canto di Natale”
Acquaforte di Milvia Bortoluzzi

“Nobile sentimento di compassione attiva verso l’infelicità altrui, generalmente promosso da una virtuosa inclinazione alla pietà e al perdono”; questa secondo il dizionario Oli-Devoto la definizione di ‘misericordia’.
Usiamo questo termine, non solo in relazione all’anno santo straordinario promosso da Papa Bergoglio, ma anche in specifico riferimento al Natale ormai prossimo, di cui ci sembra di poter dire si siano troppo spesso perse le profonde, reali connotazioni.
Anzitutto il Natale non è un business, con cui per promuovere le vendite si crea un mondo di falsa bontà, di generosità artificiale, di regali da comprare per dimostrarsi ‘buoni’.
Se questo è quello che stiamo vivendo nella frenesia consumistica di questi giorni, dobbiamo prendere coscienza che si tratta di un sentimento indotto a scopo pubblicitario.
Per il credente il Santo Natale è invece il miracolo dell’incarnazione di Cristo che si è fatto uomo per predicarci un mondo di pace e di amore verso il prossimo.
Al di là di queste specifiche connotazioni, noi siamo convinti che il Natale, sempre e in particolare in questi momenti, debba essere per tutti pervaso proprio da quel sentimento di “compassione attiva” per l’infelicità altrui, promosso da una “virtuosa inclinazione alla pietà e al perdono”, cioè un Natale all’insegna della misericordia.
E in questo concetto di misericordia non rientrano certo le prove di forza e i venti di guerra che ci turbano nelle attuali contingenze della storia.
È possibile che ancora non si capisca che nei rapporti internazionali, particolarmente col mondo arabo, il gioco della prova di forza, della retaliation, dell’opporre violenza alla violenza, porta ad una escalation estremamente pericolosa per tutti, destinata ad essere senza vincitori perchè si sarebbe tutti dei vinti.
Al fondo di tutta la questione araba, e in particolare con riferimento alla questione palestinese, a ben guardare storicamente c’è da entrambe le parti un continuo supposto diritto di vendicare torti subiti, veri o presunti che siano, infliggendo se possibile maggiori torti, al fine di dimostrare la nostra superiore forza e quindi la nostra intoccabilità.
Ora, se nella religione islamica la vendetta è sentita come un valore morale cui si è tenuti, il piccolo Bambino nato in una grotta a Betlemme è venuto a dirci che non è con la vendetta, ma col porgere l’altra guancia, che si crea una situazione, e alla lunga, un mondo di pace.
Un Natale di Misericordia sarebbe proprio un applicare questo principio, per dimostrare non tanto una nostra presunta superiorità morale, ma l’intrinseca essenza del nostro dirsi cristiani.
Questo, sul piano dei rapporti internazionali, non vuol certo dire di restare inermi di fronte alla violenza altrui. Vuol dire piuttosto di usare per la propria difesa, per il controllo del proprio territorio, per la sicurezza della nostra vita individuale e sociale, tutti quegli enormi mezzi che oggi utilizziamo in inutili e tragiche prove di forza distruttiva, in un inconcludente braccio di ferro, con massacri e distruzioni che non solo finiscono per colpire i più deboli e indifesi, ma che hanno il solo effetto di provocare nuove violenti vendette.
Il nostro augurio è quindi quello di un

Buon Natale di Misericordia!

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