Le 2 anime del centro sinistra: solo uniti si vince

ATTUALITÀ

RENZI
Ieri, 1 luglio 2017, secondo tutti i media, in due posti diversi si sono incontrate, per conto proprio, le cosiddette ‘2 anime della sinistra’ italiana.
A Milano infatti Renzi ha pontificato ai rappresentanti dei circoli del Pd, buttando ad effetto l’affermazione “senza il Pd la sinistra perde”.
A Roma intanto, attorno a Pisapia e Bersani si sono ritrovati quelli che potremmo definire della sinistra oltre il Pd, per creare una nuova cosa che di fatto esiste pur senza avere un nome; l’unico collante al momento sembra essere l’anti-renzismo.
È vero senza dubbio che senza il Pd la sinistra è destinata a perdere; ma è altrettanto vero che senza la sinistra il Pd farebbe la stessa fine, a meno di continuare ad allearsi intrinsecamente con la destra di Alfano ed dei vari satelliti ex-berlusconiani.
Da anni, inutilmente ed inascoltati, ma sempre più convinti, andiamo affermando che il centro sinistra è un’area politica entro cui inevitabilmente si trovano a convivere più anime e in cui si dovrebbero ritrovare le forze politicamente progressiste che vanno dal centro alla sinistra vera e propria.
Un’area al cui interno deve avvenire un confronto fra le varie idee, per essere discusse ed elaborate fino a renderle proposte per il Parlamento o per il Governo. Solo così si potrà avere un programma politico moderatamente progressista di centro-sinistra.
Pretendere di più in un panorama dove esiste una destra che sedicente liberale si muove contro insieme a movimenti populisti e velleitari, significa essere fuori della realtà, soprattutto non voler vedere questa realtà.
In un’area politica come quella che dovrebbe essere il centro sinistra in Italia, tutti, singoli, gruppi o partiti, hanno certamente qualcosa da proporre, da discutere, da elaborare in proposte che possono nascere solo da un aperto confronto politico.
Quello che invece non si può fare all’interno di un’area politica come il centro-sinistra è voler toscanamente imporre contro tutti la propria idea in base ad un decisionismo ancora berlusconiano; in un’ottica di centrosinistra progressista, il jobs act, comunque lo sui guardi, è un tradimento per chi considera il lavoro come un valore umano.
E non è stato certo il farlo passare in Parlamento, con i mille espedienti del caso, che lo ha reso giusto e democratico.
Renzi, nel momento stesso in cui sbava per tornare a fare il premier, dovrebbe finalmente capire che se è vero che “senza il Pd la sinistra perde”, è altrettanto vero che senza la sinistra il Pd semplicemente non è democratico, è solo centro e non sinistra, come hanno ampiamente dimostrato i suoi anni di governo.
E allora, dopo Roma e Milano, troviamoci, magari a Firenze, per tentare, Prodi bendicens, una sintesi che ci veda insieme, uniti su proposte politiche volte a realizzare una maggior giustizia per chi lavora.
Noi comunque restiamo sempre più stupiti del fatto che nel centro-sinistra, sapendo che divisi si perde, non si faccia qualcosa per stare assieme e tentare di vincere.

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