7 minuti

TEATRO

piccoloUn po’ sessantottardo questo “7 minuti”, lo spettacolo recentemente andato in onda al Teatro Comunale di Thiene, nell’ambito della 36^ Stagione Teatrale, e che si è avvalso della presenza di Ottavia Piccolo, mentre la regia è stata curata da Alessandro Gassman.
Sessantottardo non in senso dispregiativo, ma per indicare un’opera ideologicamente impegnata che ha visto ancora una volta contrapposti gli interessi del capitale a quelli dei lavoratori.
La vicenda narrata è quella di un consiglio di fabbrica, composto da 11 operaie, in rappresentanza di 200 lavoratrici di una fabbrica tessile in crisi, riunito per decidere se accettare o meno la proposta della direzione dell’azienda che, in cambio della non dislocazione altrove della produzione, chiede la riduzione del tempo di intervallo per il pranzo di 7 minuti, portandolo da 15 a 8 minuti.
Com’è naturale, la discussione diventa accesa anche perché ognuna delle operaie del consiglio di fabbrica si muove in base a proprie considerazioni personali.
Anzitutto Bianca, che convocata dalla direzione ha direttamente partecipato alla trattativa alla fine della quale le sono state comunicate le intenzioni e le decisioni prese dal management dell’azienda.
Bianca, tre figli di cui due disoccupati, ha una vita passata in quel posto di lavoro e sente la richiesta dei 7 minuti di riduzione come un affronto alla sua dignità di lavoratrice ed è questo che tenta disperatamente di far capire alle colleghe.
Il consiglio di fabbrica ha una composizione abbastanza variegata, con giovani operaie non ancora sindacalizzate e quindi propense ad accettare tutto pur di salvare il posto, con delle immigrate, tra cui la segretaria slava, legata alla direzione, una immigrata araba con tanto d velo e Fadou, un’africana.
Dopo una prima votazione in cui Bianca si trova da sola a rifiutare la proposta padronale, in un successivo approfondimento della discussione gli atteggiamenti vengono meglio spiegati. Per qualcuna di loro, come l’immigrata araba, l’importante è comunque il posto di lavoro; Fadou, da parte sua, sostiene che l’importante è salvarsi; salvare il posto ma salvarsi anche come persone. “Voi europei – dice – non avete ancora provato cosa in certe situazioni voglia dire salvarsi, comunque.”
Bianca sostiene che 7 minuti sembrano nulla, ma che moltiplicato per i giorni lavorativi e per il numero delle operaie fa un totale di ore gratuite regalate alla direzione, quando invece potrebbero essere trasformate in altri posti di lavoro.
Questo fa cambiare le posizioni di alcune altre operaie, per cui si arriva al 5 contro 5, mentre non si sa cosa decida l’undicesima lavoratrice il cui voto, forse come quello dello spettatore, diventa determinante.
La scena è naturalmente dominata da una grande Ottavia Piccolo, mentre è ben orchestrato il gioco delle altre 10 colleghe, i cui interventi si alternano e si intrecciano senza creare pesantezza, nonostante l’argomento non facile sul piano spettacolare.

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