Come smaltire i rottamati

ATTUALITÀ

Prendiamo lo spunto da un articolo recentemente apparso sulla rivista “L’Espresso” (n.40 del 4 ottobre) in cui Michele Serra alla sua maniera pone un problema più che serio.
Se di questi tempi c’è tutta questa fregola di rottamare la classe politica italiana ormai obsoleta, bisogna anche considerare che la massa dei rottamati verrebbe a porre un altro tipo di problema, non certo indifferente: “Come smaltire i rottamati”, che, è risaputo, costituiscono “rifiuti speciali difficili da trattare.”
Michele Serra propone anzitutto il riciclaggio, che definisce “la via maestra, ma non sempre praticabile” in quanto molti politici italiani risultano essere già stati riciclati, magari più volte, per cui “non è più possibile sottoporli ad un nuovo trattamento.”
Una seconda proposta Serra la fa con il “made in Italy” prendendo esempio da Nicole Minetti che “alle sfilate milanesi è riuscita a percorrere l’intera passerella in costume da bagno, senza toglierselo.”
Michele Serra pensa anche ad alcune vie di traffico illegale. “Il cargo Seconda Repubblica, intercettato dalla guardia costiera spagnola mentre tentava di varcare lo Stretto di Gibilterra, ha rivelato una realtà sconvolgente: sottocoperta erano stipati centinaia di deputati e consiglieri regionali italiani destinati ad essere smaltiti in paesi lontani”. Altro che trattamento umanitario.
Un altro traffico prevede che un rottamato, dopo un trattamento “di plastica facciale, documenti falsi e un corso di urlo modulato presso gli aborigeni australiani, faccia ritorno in Italia per tentare le sorti dell’antipolitica.”
Michele Serra si dice ben conscio della gravità del problema, anche perché dopo le barre di uranio che restano radioattive per 20 mila anni, “il politico dismesso è quello che produce i suoi effetti nocivi per più tempo.”
E ad esempio porta un sottosegretario che: “benché rinchiuso in una stanza piombata a 200 metri sottoterra, può continuare a truccare concorsi anche per anni.”
Ma c’è di più. “Un deputato leghista della Val Bruta, nonostante sia stato affidato alle monache e malgrado i sedativi e la museruola, tutte le notti si affaccia ad una finestra del convento incitando i negozianti del paese a non emettere mai lo scontrino.”
Finché possiamo … scherziamoci sopra.