Rock Economy

SPETTACOLO

Finché canta è un Dio; fuori di quello non ci piace. Questo è il nostro giudizio, tutto personale, su Adriano Celentano, così come a apparso in tv a chi non era all’Arena di Verona.
A dire il vero ci preoccupava l’ingerenza pubblicitaria che nelle due serate su una tv commerciale rischiava come al solito di debordare e che invece è stata sufficientemente contenuta, per quanto a noi sia risultata noiosa e disturbante.
Profonda è da sempre la nostra ammirazione per Adriano Celentano cantante. Ricordiamo i tempi lontani in cui con “Il mio bacio è come un rock” ha aperto in Italia la stagione di quelli che allora si chiamavano “urlatori”.
E Verona ha confermato questo nostro apprezzamento, con un programma di canzoni sufficientemente completo ed eseguito da un cantante che ormai è entrato, con alcuni brani (Il ragazzo della via Gluck, Azzurro), non solo nella storia della musica, ma anche in quella della moderna cultura italiana.
Abbiamo ammirato anche il senso dello spettacolo con scenari di luci sfarzosi alternati ad elementi scenici relativamente modesti e quotidiani.
Quello che abbiamo ammirato meno è stato l’altro Adriano, quello che, dopo 18 anni di assenza dai concerti live, non si accetta per l’età che ha e si nasconde sotto ridicoli copricapi, quello che si atteggia a predicatore di un vacuo credo pseudo-religioso che alla lunga infastisce.
Oltre all’economista francese Fitoussi, chiama anche Gian Antonio Stella e Marco Rizzo. Il primo, secondo Morandi, avrebbe parlato troppo, di cose troppo serie, cui lui, in attesa di maturare, non è evidentemente abituato; i secondi, cioè Stella e Rizzo, proprio non li ha fatti parlare, per quanto abbiano tentato di farlo. Questo in casa Celentano si chiama rispetto?
Di fronte ad un Fitoussi che cercava di spiegare l’importanza che avrebbe per tutta l’Europa un governo europeo, Adriano è intervenuto a sproposito con la proposta di “azzerare il debito pubblico”, senza rendersi nemmeno conto che per lo Stato sarebbe un fregare i suoi stessi cittadini, e non un atto di clemenza come a volte si fa col debito dei paesi del terzo mondo.
Per fortuna che l’economista ha chiarito che il debito pubblico è accettabile solo se è una forma di investimento, non una copertura di spese eccessive rispetto alle entrate.
Sono questi discorsi di pseudo moralità che squalificano il predicatore, sempre che allo stesso venga riconosciuta l’altezza morale per proporli con convinzione, magari prima a se stesso e poi agli altri.