A cantare fu il cane

SCAFFALE

VITALIUna pur intensa campagna pubblicitaria non è riuscita a convincerci sulla validità del romanzo di Andrea Vitali “A cantare fu il cane”, edito dalla Garzanti nel febbraio del 2017.
Da parte nostra è dai tempi di “Una finestra vistalago”, cioè almeno dal 2004, che misuriamo i romanzi di Andrea Vitali in base al piacere che la loro lettura ci procura. Come Thienet crediamo di averli recensiti tutti, almeno quelli stampati, entrando nel loro merito in base al criterio appena citato.
Su questo metro, per coerenza, dobbiamo dire che “A cantare fu il cane” più che divertiti, ci ha annoiati.
Anzitutto la lunghezza, qualcosa come 416 pagine, cioè almeno due romanzi normali.
Poi naturalmente la complessità della trama, con l’intrecciarsi di vicende e di personaggi diversi, non tutti letterariamente realizzati.
La linea narrativa di fondo è, leggiamo, “La quiete della notte tra il 16 e il 17 luglio viene turbata a Bellano dal grido di donna. Trattasi di Emerita Diachini in Panicarli che urla ‘al ladro, al ladro!’ perché ha visto un’ombra sospetta muoversi tra i muri di via Manzoni.”
Di qui le indagini dei carabinieri della locale stazione, al comando del maresciallo Maccadò e dei suoi uomini, tra varie peripezie compresa quella di essere azzannati da un cane, mentre si scoprono certi altarini.
Nella vicenda viene coinvolto pure il prevosto, che ha l’abitudine a fine messa di porre pubblicamente un quesito, la cui soluzione verrà premiata con un libro la domenica successiva.
E così, mentre anche il maresciallo Maccadò, per non sfigurare con i figli, è impegnato scoprire “di fronte a chi anche il Papa si toglie il cappello?”, la vicenda si sposta all’ospedale, severamente presidiato da suor Venezia.
Pur come al solito strutturato per brevi capitoli, con l’ultima parola del primo che richiama, in un contesto diverso quello successivo, da una parte il romanzo si dilunga facendo perdere l’interesse per il racconto, e dall’altra la trama si intreccia in una serie di filoni narrativi che mal si combinando tra loro.
Quello che cade è soprattutto il ritmo narrativo, la cui velocità era la cifra che rendeva unici i racconti di Andrea Vitali, e che qui si trascina pesantemente, rendendo pesante la lettura.
È ovvio che da parte nostra aspettiamo fiduciosi che Andrea Vitali atorni ad offrorci racconti che ci facciano provare il piacere di leggere, quello che in questo romanzo non abbiamo provato.

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