A dieci anni da mons. Rossin

CULTURA

223_Mons-Giovanni-Rossin-FOTODieci anni fa ci lasciava uno dei massimi esponenti della cultura thienese, mons. Giovanni Rossin, che fra le sue tante attività svolse anche quella di presidente del Gruppo dei poeti dialettali thienese “El Graspo”.
Sono stati appunto i suoi “rajoti” che, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Thiene, sabato 18 ottobre hanno ricordato la ricorrenza con una piacevole e partecipata serata di spettacolo all’ Auditorium “Fonato” di Thiene.
In apertura di serata, presentata da Claudio Cappozzo, l’attuale presidente del “Graspo”, Giuseppe Segalla, ha ricordato come mons. Rossin puntasse sulla qualità della produzione poetica dei rajoti, abolendo il “verso libero”, per ricondurre tutti al rispetto delle regole di metrica e di rima.
La ricorrenza è stata sottolineata dall’importanza degli ospiti, che sono andati dal prof. Giovanni Azzolin, che ha rievocato la figura dell’amico, di cui apprezzata la profonda umanità e il rigore culturale, a don Augusto Busin che ha avuto mons. Rossin come apprezzato insegnante in seminario, al Sindaco di Thiene Giovanni Casarotto per finire con mons. Livio Destro attuale parroco della parrocchia del Duomo di Thiene.
Alcune significative composizioni poetiche di “Nane del Borgo” (mons. Rossin) sono state lette da Christian di Vi-cenza, che ne ha fatto cogliere la profondità e la perfe-zione formale.
A far da cornice al tutto è stata la prestigiosa Banda Brian, che ha eseguito alcuni pezzi fortemente suggestivi, traendoli dalle ricerche sulla cultura musicale più profonda e popolare della storia dei nostri paesi.
Come abbiamo già detto, da Presidente del “Graspo” don Giovanni Rossin, al dilagante verso libero a poco a poco fece in modo che anche nell’ambito della poesia vernacolare venissero assunte le regole di fondo dell’arte poetica classica, con il rispetto della metrica del verso, delle rime e della struttura, ad esempio il sonetto. Lui stesso rispettava rigidamente queste regole, che voleva applicate anche dagli altri, rendendosi conto che anche il versificare in dialetto poteva essere una forma di disciplina culturale e un momento di crescita personale, al di là dello spontaneismo dopolavorista.
Toccanti poi le sue poesie, quelle che sono state recitate e quelle contenute nel volume. Momenti apprezzati di vita semplice, lavorando il suo brolo, si alternano a considerazioni più intimiste, la dolcezza del vivere seguendo i ritmi della natura, e il grande mistero della morte.
Un docente quindi, mons. Giovanni Rossin, che ha saputo portare fuori dalle aule scolastiche la sua cultura classica, facendone un modo per guardare alla vita, dove l’immagine della Madonna si confonde con quello della madre e dove “el mi de mi xe essere prete”.

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