Altri governanti, altro spessore!

CULTURA

Radiomessaggio di Alcide De Gasperi, ministro degli Esteri nel secondo Governo Bonomi, trasmesso da Roma il l 0 maggio 1945.
“Amici dell’Alta Italia, miei compaesani del forte Settentrione, noi siamo fieri di potervi chiamare fratelli, siamo orgogliosi della risolutezza con la quale conducete a termine la lotta contro lo straniero e la crudele guerra civile che vi fu imposta.
Come ministro degli Esteri ricevo in questi giorni dai rappresentanti delle Nazioni amiche parole di ammirazione e felicitazione: esse sono per voi, per il vostro ardimento, per il vostro spirito di disciplina, per il vostro senso ricostruttivo.
Ora più che mai le vostre virtù debbono essere le virtù di tutta l’Italia. Abbiamo perduto il patrimonio di tre generazioni, siamo una famiglia in rovina su una terra seminata di rovine e aspettiamo con ansia un milione di altri fratelli, sbattuti, perseguitati, dispersi su tutti i continenti.
Siamo caduti in una povertà estrema ma non siamo dei miserabili non vogliamo essere mendichi. Non chiediamo elemosina, domandiamo credito!
Credito per un popolo lavoratore che ha fecondato e ha arricchito col suo sudore tanto suolo d’Europa, d’America, d’Australia, credito per un popolo sobrio, risparmiatore, amante della famiglia, credito per il nostro spirito di iniziativa industriale, credito per le risorse inventive del nostro genio nazionale. Curvi sotto il peso del loro destino, gli italiani levano la fronte in cui risplende la nobiltà antica e chiedono in qualità di eredi di una stirpe che ha dato e prestato ai mondo intiero.
Amici del Nord, da voi attendiamo soprattutto questo soffio animatore, quest’energia ricostruttiva, questo slancio di ripresa, quest’ottimismo fatto d’iniziativa, di solidarietà e di disciplina che sarà la base del nostro credito nazionale …
… In questo sforzo di rinnovamento la volontà del Sud si rinsalderà con quella del Nord, perché anche il Mezzogiorno e le Isole e il Centro d’Italia hanno lavorato forte, appena passata la devastazione.
I contadini non hanno ancora un tetto da ricoverarsi, eppure le campagne sono mirabilmente lavorate; le industrie mancano di materie prime, eppure le macchine, sopravvissute alla rovina, si sono rimesse in moto. Non si chiede che di lavorare, di produrre!
Fratelli, il disastro ci ha colpiti in pieno, ma non atterrati. Faremo un’Italia nuova e forte se la fonderemo sulla libera organizzazione del lavoro, sulla libertà democratica, sulla fraternità sociale, travolgendo e radiando completamente un passato d’odio, di fazione, di plutocrazia, di tirannia.”

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