Amadeus

TEATRO

Teatro Stabile - AmadeusLa 35^ Stagione Teatrale Thienese è cominciata, nello stile, … con un quarto d’ora di ritardo; loro continuano non essere doverosamente puntuali, e noi continuiamo a protestare, per quel che può servire.
Per il resto la Stagione è certamente cominciata bene, con lo spettacolo “Amadeus” di Peter Shaffer, e con Tullio Solenghi, Aldo Ottobrino e Roberto Alinghieri, e per la regia di Alberto Giusta.
La trama dell’opera è quella dell’omonimo film di qualche anno fa, cioè la dissoluzione di Wolfang Amadeus Mozart, il grande compositore che viene osteggiato per invidia da Antonio Salieri.
Diciamo subito che la recitazione degli attori del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia è generalmente all’altezza, in grado comunque di sopportare il confronto con il film; forse il personaggio di Mozart, per quanto volutamente, è il qualche punto calcato nel suo aspetto sboccato ed istrionesco.
Abbiamo sgombrato il campo con una bella sufficienza generale, per poter parlare più approfonditamente di Tullio Solenghi nella parte di Antonio Salieri.
C’era il pericolo di essere condizionati dal suo ruolo di comico, cui ormai siamo abituati da anni. La comicità sembra essere in qualche modo insita nel personaggio Salieri, che in qualche modo si diverte a giocare con la seriosità della corte imperiale.
Ma la vera dimensione del dramma è la gelosia di Salieri che, per quanto ossequiato, essendo comunque un musicista di valore, capisce la inarrivabile genialità dell’arte dello scapestrato Mozart.
C’è nel Salieri un mefistofelico patto con Dio, al quale, in cambio del suo comportamento moralmente ineccepibile, chiede un po’ della genialità musicale che abbonda in Mozart; “mi basterebbe scrivere una nota che sia degna di lui” dice a un Dio distratto che non ascolta la sua supplica.
Per cui, quasi per vendetta, Salieri si abbandona alla dissoluta vita di corte, sperando che sia quella la strada del successo.
E la sua vendetta diventa perfidia quando non si presta a dare una mano al Mozart, ora con moglie e un figlio, e che nell’indigenza terminerà miseramente la sua vita, inascoltato dall’opulenza della corte e della famiglia.
Tullio Solenghi, potremmo dire, da comico è diventato attore drammatico e a volte persino tragico; sarà che non siamo ancora abituati, sarà che si è fatto prendere la mano, senza essere corretto dal regista, ma forse, pur in una credibilità di fondo, in qualche punto la recitazione è un po’ sottolineata.
A riscattare comunque il tutto la musica, che non fa solo da sfondo ma che diventa testo, soprattutto nella scena in cui Salieri legge gli spartiti delle opere di Mozart che gli sono stati portati dalla moglie. È stata una specie di lezione-concerto che ci ha in qualche modo spiegato la genialità dello scurrile ragazzino che si divertiva a scandalizzare la composta corte asburgica.

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