Anni felici

CINEMA

155_AnniFelici“Anni felici”, il film recentemente presentato al Cinema Patronato di Thiene nell’ambito dei Cineincontri 2014, non ci ha per niente convinto, né sul piano dei contenuti né su quello interpretativo.
A leggere la critica sembra che il regista Daniele Lucchetti volesse raccontare la storia della propria famiglia in chiave autobiografica, ma che poi la materia gli sia sfuggita di mano.
La vicenda narrata, ambientata nel 1794, è comunque quella di una famiglia apparentemente normale, con il padre Guido (Kim Rossi Stuart) artista di cervellotiche avanguardie pittoriche e docente di arte all’Accademia, la moglie Serena (Micaela Ramazzotti), figlia di facoltosi commercianti e tutta istintiva e fisica, e due figli Dario (il Lucchetti narratore) e Paolo.
È un film dove sembra non succeda niente, se non una partecipazione di Guido invitato da una gallerista alla Triennale di Milano, dove le sue idee avanguardistiche sono accolte timidamente perché deja-vue.
Serena invece, sempre timorosa di essere abbandonata dal marito, cui si attacca morbosamente, non trova di meglio che portare con lei i ragazzi in una vacanza fem-minista nella Camargue, dove finisce per abbandonarsi alle tentazioni di una compagna lesbica, la gallerista di Roma, tanto da tornare a casa avendo scoperto questa nuova dimensione dell’amore ed abbandonare il marito.
Noi non sappiamo, tornando a Lucchetti, se e quanto di autobiografico ci sia in tutto questo squallore.
C’è persino un risvolto pseudo-morale; di fronte alla separazione dei genitori Dario tenta il suicidio, venendo salvato da entrambi papà e mamma, che però restano buoni amici, qualche volta vanno a letto assieme, ma restano separati, ciascuno per la propria strada.
Lucchetti da fuori scena osserva che per quanto fossero scontenti, non sapevano che quelli erano gli “anni felici”.
A smentirlo, dato che è lui che accetta lo slogan di allora secondo cui “il personale è politico”, basterebbe fargli osservare che il 1974 non è solo l’anno del referendum sul divorzio, ma anche l’anno della strage di Brescia e del treno “Italicus”.
Kim Rossi Stuart, nel ruolo di Guido, è forse bravo, più scolastico che espressivo, anche se sembra fondamental-mente sprovveduto di fronte alla vita di ogni giorno; a cadere nella banalità più totale è la Serena di Micaela Ramazzotti, che non sa dare tonalità o sfumature al suo personaggio, restando la sua disinvoltura nelle scene di sesso, comprese quelle lesbiche. Un personaggio che non avendo niente dentro, niente può dare ai figli se non continui asfissianti abbracci.