Anonymous

CINEMA

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È dai tempi degli studi universitari che siamo rincorsi dalla favola di fanta-letteratura secondo cui William Shakespeare non sarebbe l’autore, ma solo il prestanome delle opere che gli vengono attribuite e che quindi sarebbero state scritte da altri, addirittura da una specie di cooperativa di attori.
Diversa ancora l’ipotesi sostenuta nel film “Anonymous”, recentemente proiettato al Cinema S. Gaetano di Thiene nell’ambito dei Cineincontri 2012, secondo cui il vero autore sarebbe stato Edward de Vere, conte di Oxford; questi man mano che scriveva i drammi, passava i manoscritti a Ben Johnson, il quale a sua volta li passava a William Shakespeare, un attore addirittura semi-illetterato che si presentava al pubblico del teatro The Globe come l’autore, raccogliendo vasti consensi.
Naturalmente segreti del genere non possono rimanere tali; così gli altri drammaturghi e commediografi che girano attorno al The Gobe, iniziano a provare invidia per il successo del nuovo supposto autore; tra questi vi è Christopher Marlowe, che in segreto fa la spia per conto delle autorità. Marlowe capisce che né Shakespeare, né Ben Johnson sono i veri autori di queste opere eccezionali, scoprendo infine che si tratta del diciassettesimo conte di Oxford. Allora Marlowe cerca di ricattare prima Johnson poi Shakespeare per ottenere denaro, ma poco dopo viene trovato morto.
A sua volta Shakespeare si presenta a De Vere e gli estorce forti somme per continuare ad impersonare l’autore e mantenere il segreto: Ci è sembrata un’offesa alla memoria del grande drammaturgo.
Questo sostanziale inganno letterario risulta comunque essere al centro di un intricato groviglio politico che gira attorno alla regina Elisabetta e al suo primo consigliere William Cecil, espressione dell’intransigenza puritana.
Una Elisabetta che nonostante fosse definita “la regina vergine”, sembra nel film aver avuto una serie di figli illegittimi che riusci a tener nascosti attraverso il consigliere Cecil, al punto che andando a letto con il figlio di Edward, si era arrivati all’incesto.
Un film complesso, intricato nella trama, soprattutto nel gioco dei flashback, non facile da seguire non solo per la velocità del montaggio ma soprattutto per chi non è ben addentro nella storia del periodo elisabettiano; come la vicenda del secondo conte di Essex che muore decapitato per ordine della regina gridando “Dio salvi la Regina”.
Interessante invece la ricostruzione ambientale della Londra di Elisabetta I, non solo nei fumosi e oscuri interni, ma anche negli esterni delle strade insozzate dove si camminava su delle tavole.
Resta da concludere che il film non convince sulla tesi che sostiene. Ci sarebbe da considerare che i testi teatrali venivano a quel tempo stenografati durante le rappresentazioni e quindi, non esistendo il copyright, liberamente stampati.
Per cui torniamo alla conclusione che Benvenuto Cellini fece a suo tempo in merito all’ipotesi sostenuta nel film: che a scrivere le opere di Shakespeare sia stato il cigno dell’Avon o un altro è solo una curiosirà letteraria; l’importante è il valore che le sue opere hanno sulla storia dell’umanità.