Appunti umidi

ARTE

Giancarlo Maddalena e Manuel Zenere espongono insieme le loro opere in una Mostra allestita presso la Galleria d’Arte Moderna di Thiene; organizzata dall’Associazione Ar.thi, la Mostra “Appunti umidi” resterà aperta fino al 24 settembre.
Poiché si tratta di una Mostra in grado di creare una atmosfera unitaria, dopo aver presentato singolarmente i due autori, vorremmo poi tentare di vedere se, e cosa eventualmente c’è, che li accomuna nelle loro opere.
Le opere di Giancarlo Maddalena sono state una grande, bella sorpresa. Si sapeva che era un apprezzato disegnatore e illustratore di libri per ragazzi, che era sempre interessato alle mostre d’arte, e poco più; ma, anche per la sua riservatezza, non avremmo mai pensato che avesse avuto un palmares di tutto riguardo come quello riportato dal suo curricolo, con una ricchezza di esperienze che mi sarebbe stato difficile immaginare.
Giancarlo in questa Mostra presenta 16 opere, tra oli e disegni, in cui risulta evidente la sua frequentazione accademica con il maestro Emilio Vedova, nella cui concezione pittorica il segno è una quasi istintuale manifestazione del pensiero. Un pensiero che deve essere trasmesso perché, leggiamo, “l’opera come risultato finale fa da tramite tra chi la fa (l’artista) e chi la guarda (il fruitore); l’oggetto in sé non ha valore se non crea relazioni/reazioni sia visive che emotive.”
I temi sono paesaggi, a volte semplici scorci o particolari, notturni veneziani, dentro cui un qualche particolare denota la presenza umana. Si tratta, dice il titolo della Mostra, di “Appunti umidi” per la presenza dell’acqua a Venezia, delle brume o della neve delle nostre campagne; acqua quindi come elemento vivificatore del paesaggio.
Manuel Zenere è un pittore che non solo abbiamo seguito ed apprezzato sin da quando è entrato a far parte del Gruppo Artisti di Zugliano, frequentando i Corsi della “Scola de Disegno”, ma di cui abbiamo qui presentato una sua Mostra Personale nel febbraio 2016.
Nel suo curriculum leggiamo che, dopo aver frequentato l’Istituto d’Arte di Nove, è stato allievo dei vari corsi di pittura a Zugliano, cominciando nel 2008 a dedicarsi in particolare all’acquarello, sotto la guida della prof.sa Milvia Bortoluzzi, con cui è cresciuto ed artisticamente maturato, per poi proseguire, allargando le sue esperienze, raggiungendo livelli riconosciuti e premiati in varie manifestazioni ed eventi artistici.
In questa Mostra Personale Manuel Zenere presenta anche lui 16 opere su temi e soggetti vari, quasi tutte opere dipinte con la tecnica dell’acquarello, mentre in alcune altre ha fatto un interessante uso della china.
In linea di massima posso dire che con questa Mostra di opere, dipinte dopo quella prima esposizione di due anni fa, Manuel qui si presenta con sostanziali conferme e non pochi progressi, tanto da poter affermare che c’è un evidente passo avanti nella sua maturazione artistica.
Le conferme e insieme i progressi sono soprattutto dati dal riuscire a comporre in armonia gli elementi tematici ed espressivi che compongono le singole opere; su questa strada mi sembra di cogliere una accentuazione, perché, pur nella varietà dei temi e delle soluzioni proposte, il tutto si pone sempre in un armonico equilibrio, che trasmette serenità a chi le guarda.
Ma c’è qualcosa che in questa Mostra accomuna le opere dei due artisti apparentemente così diversi? Si potrebbe cominciare dicendo che come per Giancarlo il segno in pittura è quasi istintuale, fatto senza eccessive mediazioni razionali, allo stesso modo sappiamo che nella tecnica dell’acquarello di Manuel, il segno una volta tracciato, impregna la carta in modo da essere difficilmente modificabile.
Naturalmente per metterli a confronto, alla ricerca di elementi comuni, si deve usare la stessa chiave di lettura, quella che per noi resta fondamentale, e cioè la ri-creazione da parte dell’artista della realtà osservata non in modo pedissequamente fotografico, ma modificandola, deformandola o sfumandola, a fini espressivi, cioè per esprimere come lui quella cosa, dopo averla interiorizzata ed elaborata, la ricrea sulla tela proponendola al visitatore.
Quello che troviamo in comune tra i due artisti che qui espongono è che la loro pittura, così diversa per temi e tecniche, si pone comunque in uno stadio intermedio tra il figurativo e l’astratto, dove cioè è difficile dire se sia il figurativo che si stempera nell’astratto o l’astratto che in qualche modo diventa figurativo; ci riferiamo, come esempi, alla biancheria stesa di Manuel o alle finestre veneziane di Giancarlo.
Il paesaggio, o comunque l’elemento realistico, non sono ricreati fotograficamente, ma sfumati in modo da rendere non ben definiti particolari; perché, e siamo al fondo del problema, di fronte ai loro quadri non è importante la precisione visiva di quello che si vede, ma la percezione di quello che si sente, l’impressione che si riceve nell’attenta lettura di una loro opera.
Ecco allora che sia per Giancarlo che per Manuel, se non si può parlare di opera fotografiche, più o meno iper-realiste, altrettanto non si può parlare di forme di astrazione, ponendosi su una via di mezzo, che oserei definire di tipo impressionista, perché quella che leggiamo nei singoli quadri non è la realtà definita nei particolari, ma l’impressione che l’artista ha interiorizzato e che ora vuole esprimere così come la sente.
Ma forse la cifra che più di tutto accomuna i due pittori è l’equilibrio armonico dei vari elementi pittorici interni alle singole opere, che si traduce in una serena visione che traspare da tutta la Mostra. Un equilibrio armonico che, per essere pienamente apprezzato, chiede al visitatore di leggere, non solo di vedere le opere esposte.
Alcuni esempi, per spiegarci meglio; leggere l’opera implica di fatto stendersi idealmente sulla sabbia come i due personaggi di Manuel, in meditante silenzio, per sentire anche noi la sempiterna voce del mare. Leggere un quadro significa, altro esempio, immedesimarsi in uno di quei segni indistinti che graficamente rappresentano le persone che passano davanti all’imponente monumento testimone di una storia millenaria.
Leggere il quadro, passiamo dall’altra parte, significa salire su quella barca che sta percorrendo il canal, come dicono i veneziani, che è poi il canal della nostra vita, da cui possiamo pienamente capire gli “appunti umidi” (titolo della Mostra) con cui il tempo ha segnato quel portone rabberciato e marcito dall’acqua. Si realizza cioè quello che abbiamo citato da Emilio Vedova e cioè che un’opera “in sé non ha valore se non crea relazioni/reazioni sia visive che emotive”.
Sta ora ai visitatori, sempre che accettino la nostra chiave di lettura, lo sforzo di cercare di cogliere nelle opere qui esposte non solo quel che vedono ma anche e soprattutto quello che sentono, che è poi quello che i nostri due artisti vogliono trasmetter loro; ne ricaveranno un piacere forse meno epidermico, ma certamente più sottile e interiore.
Certo, uscendo dalla Mostra, i nostri visitatori ritroveranno tutti i problemi, le preoccupazioni, i drammi grandi e piccoli che avevano entrando; ma con la sensazione di aver vissuto qui dentro momenti di corroborante serenità, di essersi immersi in un rassicurante mondo di equilibrio e armonia, che spesso il parossistico quotidiano rincorrere la nostra vita non ci dà modo e spazio di godere.
È questo averci portato per un momento ‘in più spirabil aere”, l’averci regalato momenti di serenità è certamente stato prezioso, oltre che impagabile che dobbiamo essere profondamente grati a Giancarlo e Manuel.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *