Arlecchino, il servitore di due padroni

TEATRO

ArlecchinoLa 37^ Rassegna Teatrale Thienese si chiude con “Arlecchino Servitore di due Padroni”, fortunata e celebre commedia scritta dal grande autore veneziano Carlo Goldoni nel lontano 1745; e qui ci sembra doveroso, come appassionati di teatro, citare l’attore Ferruccio Soleri che con l’ indimenticabile regia di Giorgio Strehler ha recitato il ruolo di Arlecchino per 60 anni, entrando così nel Guinnes dei primati per la più lunga performance di teatro nello stesso ruolo.
Questo di Arlecchino, secondo noi, è uno spettacolo per ogni età; in questa trama c’è tutto quello che il teatro può darti, poesia, magia, illusione… sul palco tutto può accadere.
Arlecchino, è un poveraccio senza arte ne parte, che si mette al servizio di due padroni solo per cercare di soddisfare il suo unico intento: appagare il suo insaziabile appetito. Con la speranza di poter mangiare due volte al giorno, si troverà invece al centro di una intricata e inverosimile vicenda, circondato da personaggi comici e da esilaranti equivoci.
Assistiamo a promesse di matrimonio, che si complicano all’arrivo di Beatrice, la quale si presenta sotto le mentite spoglie del fratello ucciso in duello e cerca di rintracciare Florindo suo innamorato.
Poi un tenero Arlecchino fa la corte a Smeraldina e solo quando la situazione sembra irrimediabile, la furbizia e la destrezza di Arlecchino saprà risolvere ogni cosa, tanto da far chiudere la commedia con il classico lieto fine.
Semplice la scena sul palco, che rappresenta una impolverata soffitta; la polvere che ritroveremo più volte nel corso della recita, rappresenta secondo noi, quel velo sottile che si può adagiare sopra i testi classici, ma basta un leggero soffio e una buona mano registica e tutto torna di attualità.
Parafrasando una frase di Italo Calvino che disse “ un classico non ha mai finito di dire quel che ha da dire”, vediamo gli attori che dormono adagiati accanto a dei vecchi bauli che qui possono assumere un doppio ruolo, essere contenitori di vestiti, custodi di altri copioni e di altre storie, oppure usati come avviene in questo caso, per formare le pareti e le porte della scena e
quando svegliandosi gli attori si accorgeranno del pubblico essi si animeranno, con gli attori che preparano la scena e che si aiuteranno ad indossare i costumi e le maschere per poter entrare nella magia del teatro e trasformarsi in personaggi, chiaro il richiamo alla commedia dell’arte.
Straordinario l’Arlecchino di Marco Zoppelli, dotato di una barba e una folta chioma rossa e di una vitalità eccezionale: corre, salta, canta sul palco insieme ad un gruppo di scatenati attori, ma mantiene sempre un ritmo molto serrato, restando sempre in sintonia.
Notevole l’omogeneità recitativa, molte e belle le scene corali accompagnate da musiche suonate dal vivo dalla brava attrice/ fisarmonicista Veronica Canale.
Finale scoppiettante, tutta la compagnia si merita i calorosi e entusiastici applausi che un pubblico divertito gli riserva.

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