Arrigoni e l’omicidio di via Vitruvio

SCAFFALE

VitruvioPer via che una ciliegia tira l’altra, abbiamo proseguito nella piacevole lettura di Dario Crapanzano con il suo quinto romanzo “Arrigoni e l’omicidio di via Vitruvio”, edito tra le ‘Strade Blu’ dalla Mondadori nell’agosto del 2014.
L’ambientazione è sempre la stessa: il commissariato di Porta Venezia a Milano, negli anni ’50, diretto dal commissario anti-eroe Mario Arrigoni e dai suoi collaboratori, tra cui l’ispettore Giovine, mentre il vice-commissario Salvatore Mastrantonio è in viaggio di nozze, essendo finalmente convolato a nozze alla tenera età di 53 anni.
Il caso in questione è quello della morte per soffocamento di Flavio Villareale, un impresario e regista teatrale, proprietario del Teatro Imperiale, un elegante edificio liberty in zona Stazione Centrale, e trovato senza vita dal socio Umberto Calcaterra, che non lo aveva visto tornare in teatro dopo la pausa pomeridiana.
C’è intanto da ricostruire la personalità dell’imputato, che risulta essere un ex-repubblichino, informatore dell’Ovra, divenuto un famoso attore, con una grande voracità sessuale, a cui non scampano le varie attrici della compagnia.
Fra i possibili sospettati, spicca in primo piano la moglie abbandonata di Flavio, che ora è tornata come attrice nel teatro e che, con la morte del marito, ne diventa unica proprietaria.
Non mancano tra le varie attrici e inservienti quante sono state oggetto di attenzioni da parte del regista, ognuna con una plausibilità sul fatto criminoso.
L’attrice del momento, che alle attente indagini del commissario Arrigoni risulta essere la figlia di un orefice ebreo, a suo tempo denunciato alle autorità nazi-fasciste e derubato dei suoi averi, con i genitori morti in un lager tedesco.
Degli altri commissari letterari, Mario Arrigoni ha le caratteristiche peculiari dell’anti-eroe. Mai si parla di un’arma da brandire contro qualche sospettato, ma solo una raffinata tecnica nella conduzione degli interrogatori, giocati quasi interamente sul piano psicologico.
L’anti-eroe che alla sera prende l’autobus e torna a casa, immergendosi della piacevole vita famigliare con la bella moglie e la figlia alle prese con i primi scombussolamenti dell’età ingrata.
Ormai lo stile narrativo di Dario Crapanzano è ben definito nella sua tranquilla regolarità. Una narrazione lineare, un procedere ragionato e metodico, frasi semplici e termini chiari.
Eppure c’è una consistenza nello svolgersi dei fatti che nasce dall’umanità con cui il nostro commissario affronta le varie situazioni, avvalendosi delle capacità dei suoi collaboratori; e questa consistenza dà spessore alla situazione descritta e ai personaggi che vi si agitano.

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