Borotalco

SCAFFALE

Se come adulti abbiamo difficoltà a capire i giovani d’oggi, che sembrano voler rifuggire le regole su cui noi abbiamo percorso la nostra vita, ci potrà essere molto utile leggere il romanzo “Borotalco” di Graziella Canapei, edito nel settembre 2019 dalla Panda Edizioni.
La vicenda narrata è quella di una giovane ragazza, Bruna, che arranca con difficoltà nella vita, dopo qualche fallimento, e tira avanti stentatamente curando i cani in un canile. Bruna ha un’unica amica coetanea, Milena, forse più disincantata ma altrettanto in difficoltà.
Dopo la morte del padre, Bruna vive da sola in una casa in cui l’unico aggancio con il passato sembra ormai essere il barattolo di borotalco della nonna.
Ad un certo punto alla sua porta bussa il parroco della zona, don Italo, il quale chiede a Bruna se è disponibile ad ospitare una signora per un paio di mesi, naturalmente pagandole il disturbo.
Attratta più che altro dal denaro, Bruna accetta di fare la nuova esperienza e a casa sua arriva la signora Clara, che si sistema in una camera.
Nel canile, gestito dalla scorbutica Tina, arriva un nuovo cane, abbandonato e isolato, cui Bruna si affeziona, fino a dargli il nome di Mondo, portandolo spesso fuori con sé al guinzaglio.
Intanto in casa, dopo una iniziale freddezza, Bruna e Clara cominciano a trovare momenti di dialogo e di amichevole convivenza, che si sviluppa nel preparare qualche buon piatto da mangiare insieme; tanto che alla fine Bruna si dispiace che Clara se ne torni in Svizzera, da dove dice di essere venuta.
Col racconto della trama, dobbiamo fermarci qui per non togliere ai lettori il gusto della sorpresa.
Lo stile narrativo di Graziella Canapei è semplice, chiaro, efficace; ma forse l’aspetto più saliente del libro è la disincantata malinconia che coinvolge, per motivi diversi, tutti i personaggi.
Non c’è in loro aspettativa di vita, c’è più un tirare avanti meglio che si può, senza la fiducia o almeno la speranza che le cose possano cambiare, secondo un proprio schema esistenziale verso un futuro da costruire.
Le due ragazze sembrano appartenere a quella generazione di giovani che, a nostro parere, è stata ‘bruciata’ nelle proprie possibilità e nelle aspettative di vita; e questo in generale nella società italiana, se non proprio europea.
Per questa generazione sono saltati gli schemi di vita che regolavano, e su cui si basavano, le generazioni precedenti; schemi e modi di impostare la propria esistenza che da una parte sono stati superati, ma che dall’altra sono stati rifiutati o comunque non accettati.
Gli esiti naturalmente sono stati diversi, ma in genere si è formata una generazione di giovani che vivono più o meno alla giornata, soffermandosi troppo spesso su una inconcludente forma di ribellione e di rifiuto.
Bruna e Milena, dopotutto, sono ragazze del nostro tempo, che più che vivere sono impegnate a sopravvivere, ma che nonostante il loro atteggiamento di libertà e indipendenza, finiscono per avere di bisogno della Clara di turno.

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