Casa di bambola

TEATRO

CASA-BAMBOLA Bisogna partire dal concetto che “Casa di Bambola” di Henrik Ibsen, recentemente presentato al Teatro Comunale di Thiene nell’ambito della 38^ Stagione Teatrale, è un classico del teatro moderno, una pietra miliare di quella rivoluzione che va sotto il nome di femminismo, con il quale le donne hanno cominciato a mettere in discussione un sistema atavico che le penalizzava, per rivendicare un loro ruolo e una loro dignità, pari a quella maschile.
Oggi che molte delle istanze femminili che nel 1879 apparivano rivoluzionarie (si pensi alle suffragette inglesi che chiedevano il diritto di voto quando neanche tutti gli uomini ce l’avevano), queste istanze si diceva sono diventate normalità nella vita sociale; per questo forse la figura di Norma, per quanto ben interpretata da Valentina Sperlì, oggi ci appare meno statutaria e dirompente.
Del dramma di Ibsen, oltre alla istanza femminista, resta comunque un altro aspetto, cioè la dimensione psicologica, per non dire psicanalitica dei personaggi.
Ci verrebbe da dire che il marito carrierista Torvald Helmer (interpretato da Roberto Valerio, che ne è anche regista), così come tutti gli altri personaggi, più che sulla scena sembrano essere sul lettino dello psicanalista, che li conduce in un viaggio verso il loro mondo interiore (o subconscio).
Così Torvald, marito perfetto, padre di tre figli avuti da una moglie altrettanto perfetta nel suo ruolo, quando vede messa in pericolo la sua promozione a direttore di banca, perde il suo aplomb di maschera sociale per rivelarsi un essere intimamente gretto e avido.
La commedia sembra raggiungere il suo culmine, quando, in un burrascoso colloquio col marito, Nora drammaticamente afferma che prima ancora di essere figlia che gioca con le bambole, o moglie che deve impersonare il ruolo della bambola sociale, “voglio essere me stessa, così come sono!”, con i suoi desideri e con i suoi sogni di persona, indipendentemente dal ruolo che la società e la famiglia la chiama a svolgere.
Ibsen con i suoi drammi, ha saputo cogliere il momento in cui la psicanalisi ha cominciato a scindere la persona tra il suo ruolo sociale, scelto o imposto, e il sentire intimo del nostro subconscio, con tutti i possibili conflitti che ne derivano.
Come si vede la commedia non si gioca sulla trama, con la firma inopportunamente compromettente messa da Nora, e che sarà restituita quando l’inquietante personaggio di Krogstad troverà nell’amore per Linde il modo di superare i suoi contrasti con un mondo che sembrava averlo reso brutalmente cinico.
A far muovere i personaggi sono i loro moti d’animo, i sentimenti che provano intimamente, anche se poi nell’agire sociale devono comportarsi secondo canoni socialmente, ma non intimamente, accettati.

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