Certe fortune

SCAFFALE

Una strana storia quella raccontata da Andrea Vitali nel suo recente romanzo “Certe fortune” edito dalla Garzanti; una storia non sempre lineare perché si intreccia con altre vicende che vedono impegnato il maresciallo Marcadò su diversi fronti. Siamo nella Bellano del 1928 e in paese ci sono vari fermenti, soprattutto da parte dei fautori del nascente partito fascista.
La vicenda principale è comunque quella di un toro, un possente toro da monta, che un sensale bergamasco, Gustavo Morcamazza consegna ai coniugi Piattola, con la moglie Marinata che è intenzionata ad organizzare una proficua attività di monta taurina in quel di Ombriaco, vicino a Bellano.
Si tratta di una bestia di milleduecento chili di peso, centosettanta centimetri di garrese, e con una forza riproduttiva che, a fine giornata “se non lo si ferma a bastonate, è capace di ingravidare anche i muri della stalla.” Non per niente il sensale l’ha chiamato “Benito”
È proprio titillando l’arnese del toro per constatarne l’enormità che due donne provocano una furia tale che, rompendo tutto, la bestia riesce a fuggire dalla stalla, nascondendosi nei campi circostanti.
Nella cattura del toro, un certo Tartina, che aspira a far carriera nel nascente partito fascista, si impegna insieme ai suoi uomini; è un’impresa con cui l’aspirante podestà vuole dimostrare che, quando c’è da proteggere la popolazione dai pericoli, il partito è persino più efficiente dei carabinieri, il cui maresciallo è attualmente un po’ preso da alcuni svenimenti della giovane moglie Maristella, tanto da essere ricoverata all’ospedale.
Qui, oltre che dal primario Bombazza, che aspira ad eseguire una operazione chirurgica d’avanguardia, Maristella è amorevolmente curata anche da suor Anastasia, la quale stranamente sarà di aiuto al maresciallo Maccadò come… esperta di balistica.
Dopo che alcune persone hanno dichiarato di aver incontrato il toro, per evitare ulteriori pericoli il Tartina organizza il gruppo di fascisti locali in una spedizione a caccia del possente Benito, riuscendo infine ad abbatterlo.
Non possiamo procedere oltre nel racconto della trama per non togliere al lettore il piacere della sorpresa; possiamo solo dire che l’abbattimento del toro più che chiudere la vicenda, ne aprirà parecchie altre, creando un groviglio di situazioni che solo Andrea Vitali poteva districare.
Sul piano narrativo potremmo dire che questo romanzo “Certe fortune” non ha la scorrevolezza e la linearità del Vitali migliore; l’intrecciarsi di più trame narrative può forse ben rappresentare la vita di Bellano gustosamente ricostruita dall’autore, ma a volte finisce per disorientare il lettore.

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