CineIncontri 2016

CINEMA

viaggio-a-tokyoDecisamente la stagione dei Cineincontri 2016 del dopo-Don Attilio, ci sembra sia partita col piede sbagliato.
Thienet era in passato solito non solo segnalare nell’apposita rubrica i film in programma in base ad un calendario mensile che ci veniva inviato, ma anche recensire quelli che ci sembravano i film più interessanti e significativi.
Quest’anno, dopo la proiezione di “Everest” e “Fury”, debitamente da noi recensiti, anche se senza grande entusiasmo, siamo entrati in un grigiore di offerta che difficilmente si può accettare.
Stiamo parlando di “Nei miei sogni”, che non si salva solo perché il regista è breganzese, o “Taxi Teheran” in veste di film di denuncia; anche il film “Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet” non è andato al di là dei film da proiettare in pullman in gita scolastica, mentre la noia più totale, con frotte di spettatori che uscivano, è stato “Viaggio a Tokio” che a fatica abbiamo sopportato fino alla fine.
Accettabile sul piano documentaristico, non certo come film, “Sei vie per Santiago”, che a noi è parso lungo come il “camino” per Compostela.
Se poi pensiamo che tra i film in cartello ci sarà addirittura una duplice versione dello stesso film, cioè il “Macbeth” di W. Shakespeare, come se una non bastasse, abbiamo l’idea di ciò cui si andrà incontro.
La nostra impressione è che i CineIncontri al Cinema Patronato S. Gaetano siano, dopo decenni, tornati ad essere un “cineforum”, quello in cui venivano proiettati film impegnati (La corazzata Potemkin), con tanto di noiosa successiva discussione, e che non avevano un circuito normale di diffusione.
Abbiamo davanti lo spettro di film cervellotici, che richiedono lo sforzo non indifferente di stare seduti sulla poltrona, senza rilassarci o tantomeno divertirci, rammaricandoci di aver perso una serata spendibile in modo più interessante. Solo i cultori della storia della cinematografia, cosa che noi non siamo, possono trovare interesse nel restauro di un film degli anni ’50 come “Viaggio a Tokio”, non solo per il bianco e nero, ma per l’uso delle didascalie che rendono il dialogo in giapponese una serie di incomprensibili suoni gutturali.
I CineIncontri erano ormai diventati occasioni di film, magari non sempre di cassetta, ma comunque di buon livello, che non ci facevano rimpiangere le stupidaggini tv.
Quello che intendiamo segnalare, fin che siamo in tempo, è che ci si è incamminati su una strada che si sopporta a fatica per una stagione, ma non per due.

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