Così abbiamo vissuto il Brexit

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BrexitPer una strana coincidenza abbiamo vissuto la notte del Brexit in un albergo sull’isola di Skye dove ci trovavamo durante un tour della Scozia.
Intanto, nei giorni precedenti, ci aveva colpito la quasi totale assenza di propaganda per le strade, limitandosi la propaganda politica, almeno in Scozia, ai dibattiti televisivi. Non c’era quell’assurdo ed offensivo spreco di carta per gli avvisi murali che tappezzano e deturpano le nostre strade in periodo di contese elettorali.
I dibattiti tv erano poi qualcosa di impensabile in Italia, o forse meglio un sogno difficile da vedere qui da noi. Due rappresenti per l‘exit e due per il remain erano seduti ad un tavolo, con un moderatore che dopo averli ascoltati a turno, ha dato la parola ad una ventina di persone del pubblico che ponevano domande; il miracolo era non tanto quello che dicevano, sostenendo le loro ragioni, ma che finché uno parlava gli altri ascoltavano, senza intervenire per cercare di sovrapporsi a chi stava parlando.
Il dibattito era acceso, con spunti polemici, con battute fortemente ironiche, non tutte a noi comprensibili; ma il tutto con il rispetto per chi stava parlando ed aveva il diritto di essere ascoltato. Per noi italiani era davvero un miracolo cui non eravamo abituati, una realtà per noi impossibile.
Alla tv scozzese la chiusura delle urne e l’inizio dello spoglio dei voti nei seggi venne suggestivamente dato con il tocco del Big Ben alle ore 10 precise, venendo a rompere un silenzio da tutti rispettato finché le urne erano aperte.
Poi è cominciato il gioco degli exit-poll che anche lassù spesso rischia di falsare il risultato elettorale, per quello strano fenomeno per cui la gente tende a non essere sincera nel dichiarare come ha realmente votato. A sentire i primi exit-poll infatti i remain erano in vantaggio, pur di stretta misura sugli exit; su questi primi pseudo-risultati il conduttore ha chiesto il parere di vari personaggi politici non di nostra conoscenza e che hanno espresso il loro giudizio, di soddisfazione o di delusione, in modo composto, senza trionfalismi. La contenuta euforia del momento venne aumentata quando per primi arrivarono i dati di Gibilterra dove una maggioranza del 67% aveva scelto di restare nell’unione europea.
Poi, purtroppo, hanno cominciato ad arrivare i dati reali più consistenti e a poco a poco i risultati si sono attestati su uno scarto del 52% degli exit e il 48% dei remain, tendenza quasi subito ufficialmente confermata dalla Bbc, anche se lo scarto reale alla fine è risultato leggermente inferiore.
Anche l’accettazione del risultato finale, comunque fosse andata, avvenne con compostezza, chi con soddisfazione e chi con amara delusione. Era chiaro comunque, anche per noi, che qualcuno aveva vinto e qualche altro aveva perso.
La mattina, quando siamo scesi per il suntuoso breakfast scozzese, gli animi erano calmi. Solo il titolare dell’albergo, pur mitigato dal fatto che in Scozia avevano largamente vinto i remain, su nostra incuriosita domanda, ci ha risposto con ‘I am very sad!” (sono molto triste).

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