Dario Fo: il grande giullare

TEATRO

rame-foLa recente morte di Dario Fo è stata oggetto di molti discorsi, da cui ci siamo tenuti distanti per non confonderci con un coro non sempre sincero.
Noi lo ricordiamo sin da quando a Canzonissima, o come si chiamava allora la trasmissione della lotteria di Capodanno, portò una ventata di novità nella satira politica che l’allora regime democristiano non potè sopportare. C’è uno che pensa ancora più in là di noi, abbiamo dovuto ammettere noi contestatori in erba di fronte al nostro ancor timido dissenso verso una forma di teocrazia quasi assoluta, almeno nel bianco del Veneto bianco.
Quando questa carica di satira contro il potere divenne teatro, lo abbiamo seguito per quanto ci è stato possibile, anche perché dalle nostre parti veniva raramente.
Ricordiamo che portò ‘Mistero Buffo’ a Marano Vic., ai tempi della contestazione giovanile e operaia, mentre quando decenni dopo finalmente arrivò al Teatro Comunale di Thiene fu persino contestato dalla solita forzitaliota e resistette una serata.
A Thiene infatti Dario Fo si era permesso di prendere in giro Berlusconi, allora in grande auge; ma è stato contestato, a dimostrazione della immaturità di un pubblico che non aveva capito che Dario Fo sul palcoscenico era un giullare e che i giullari esistono per criticare il potere. La vergogna per il teatro a Thiene sul piano culturale è ancora tutta da lavare.
Qualcuno in occasione della sua morte ha detto che non bisogna distinguere l’uomo dal commediante; noi invece li distinguiamo. Il commediante è stato un genio del teatro di tutti i tempi e consideriamo il Premio Nobel doveroso, più che solo meritato.
Dell’uomo non sempre ci hanno convinto le sue posizioni politiche, a cominciare dall’adesione alla Repubblica di Salò (che abbiamo capito ed accettato) per poi passare attraverso tutti gli estremismi più estremi, ed infine approdare al partito di Grillo.
Come dire che finché le sue posizioni si incarnavano nel suo teatro, ne costituivano l’intrinseca forza; quando invece si esprimevano nell’agire politico, non siamo mai riusciti a seguirlo.
Forse, e non crediamo di inventarci nulla, la morte di Franca Rame ha pesato più del previsto non solo sul suo teatro, ma sulla sua azione politica. D’altronde per decenni non si è potuto scindere la coppia che, anche se recitavano singolarmente, esprimevano quello che pensavano in due.
Noi infatti siamo assolutamente convinti che Franca Rame, oltre ad essere una grande attrice di suo, sia stata il magnifico completamento del marito, e che il Premio Nobel debba essere considerato un riconoscimento per entrambi.
Qualche anno fa Repubblica ha pubblicato in dvd la serie completa dei suoi drammi; abbiamo così potuto rivedere Dario Fo recitare la parte di Bonifacio VIII in “Mistero Buffo”, o “Morte accidentale di un anarchico” in cui prendendo lo spunto da un analogo caso americano, ha apertamente denunciato come Pinelli sia stato ‘suicidato’.

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