Di Ilde ce n’è una sola

SCAFFALE

156_IldeCon “Di Ilde ce n’è una sola”, romanzo piuttosto breve di Andrea Vitali, edito dalla Garzanti nel 2013, si torna alla narrazione che amiamo particolarmente in questo medico-scrittore di Bellano.
A dire il vero, la storia di Ilde passa per Bellano solo accidentalmente, in quanto si svolge in un paese vicino. Ilde, impiegata, un po’ nevrotica, è la moglie dal caratterino per niente facile di Oscar, un operaio che sa far tutto e niente di particolare, e che attualmente si trova in cassa integrazione, con poche speranze di tornare al lavoro.
C’è quindi per lui l’umiliazione di vedere ogni mattina la moglie partire per il lavoro, mentre Oscar se ne resta a casa avvilito senza far niente. Vitali si rivela un maestro nel cogliere la psicologia dei due coniugi che vivono questa delicata situazione.
Ad un certo punto Oscar riceve una telefonata dal municipio di un paese vicino in cui gli si chiede di passare a ritirare la carta d’identità della moglie Ilde, rinvenuta casualmente e senza foto da un ragazzino, immersa nell’acqua gelida di un Orrido che alimenta il lago.
Il rinvenimento aveva messo un po’ in subbuglio sia la famiglia del bambino, che la locale stazione dei carabinieri e il municipio che l’aveva rilasciata; una carta d’identità trovata nel fiume, senza foto e con le parole difficilmente leggibili, era comunque un mistero, oltre che una rogna da sbrigare.
Per verificare se la moglie avesse davvero perduta la sua carta d’identità, mentre Ilde, stanca ed arrabbiata, riposa nella calura estiva, Oscar non trova di meglio che frugare furtivamente nella sua borsa, per scoprire che dentro una carta d’identità c’è, ma che non è quella di Ilde.
Qui per forza di cose, e molto a malincuore, dobbiamo fermarci per non svelare l’arcano, togliendo il gusto alla lettura.
Ogni scrittore, alla lunga, si specializza in un aspetto o una dimensione narrativa in cui riesce meglio. Andrea Vitali è ormai un confermato maestro nello studio psicologico dei personaggi che crea, non sappiamo partendo da quali modelli ispirativi.
Ilde e Oscar non sono eroi titanici, impegnati in qualche grandiosa impresa; sono gente comune, alle prese con le traversie della vita comune, persone che sembra ci abitino alla porta accanto.
E Vitali è maestro nel penetrare nel loro animo, per coglierne gli umori, le piccole gioie e le contrarietà quotidiane che comunque si trovano ad affrontare.
Il tutto visto con uno sguardo bonario, di divertita accettazione e di una grande umana comprensione, che per un medico non è certo una qualità di secondaria importanza.
Come dimenticare quella Ilde che, capiremo alla fine, torna a casa e sbatte la porta? E sempre alla fine ci diventa chiaro anche perché per tre giorni Ilde non parla col marito. Poi bisogna andare avanti.

1 commento su “Di Ilde ce n’è una sola

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