Di seta e di sangue

SCAFFALE

Paese che vai, Noir che trovi; così tra i Noir di Repubblica pubblicati questa estate non è mancato un romanzo ambientato nella Cina Popolare di oggi, quella moderna, la potenza industriale emersa dalla terribile tempesta della rivoluzione culturale di Mao-tsè-tung.
Si tratta di “Di seta e di sangue” di Qiu Xialong, uno scrittore nato a Shanghai nel 1953 e che in seguito ai fatti di piazza Tienanmen, è emigrato negli Stati Uniti, dove insegna letteratura cinese alla Washington University di Saint Louis. Qiu Xialong è autore di una serie di romanzi polizieschi ambientati in Cina e che hanno come protagonista l’ispettore di polizia Chen Cao.
Nel caso di “Di seta e di sangue” Chen Cao si trova di fronte ad un serial killer che uccide giovani ragazze dopo aver fatto loro indossare sul corpo nudo, un abito tradizionale mandarino, un qipao rosso che era stato vietato durante la rivoluzione culturale.
Chen Cao è in dubbio se accettare questa indagine, anche perché si è preso un periodo sabbatico per fre-quentare un corso universitario di poesia cinese, di cui sta scrivendo una tesi riguardante la donna nella poesia della Cina.
Il romanzo si pone su diversi livelli culturali. Anzitutto la Cina moderna, così come può essere vista dalla quella particolare città che è Shanghai. Con tutta l’ipocrisia di considerare socialista uno stato profondamente preso nelle spire di una selvaggia economia di mercato.
Ci sono ancora i salamelecchi del tipo “compagno ispettore Chen”, come ai tempi di Mao, proprio quando tutto questo sembra essere stato relegato in un passato da dimenticare.
Le indagini in qualche modo affondano nel periodo di impazzimento sociale della Rivoluzione Culturale, in cui tutto e tutti erano alla mercè delle Guardie Rosse che avevano instaurato una ferrea dittatura ideologica.
Mentre Chen Cao riesce anche a trovare un legame con la tradizione cinese, rappresentata dalla propria madre, con i riti del confucianesimo che la rivoluzione non è riuscita ad estirpare.
Non ci avventuriamo certo in un discorso sul cibo cinese, così come ci viene descritto da Qiu Xialong, con l’ispettore Chen che, come Montalbano, gode i piaceri della tavola; consideriamo solo che quel che mangia Chen, con tutta la ritualità del caso, è per noi semplicemente rivoltante. Evidentemente ogni mondo è paese.
Alla fine è proprio unendo gli elementi che vengono dal presente, dalla cultura tradizionale e dalla rivoluzione culturale, Chen Cao riesce a risolvere il mistero del serial killer che faceva indossare alle vittime il qipao rosso.