Don Antonio Pegoraro

SCAFFALE

Don Antonio Pegoraro Forse è vero: la ricca e complessa personalità di Don Antonio Pagoraro non ci poteva stare dentro un solo libro, e c’è bisogno di una seconda parte per esprimerla compiutamente.
Questa è l’impressione derivata dalla serata recentemente svoltesi all’ex Municipio di Zanè per la presentazione del volume di Carlo Dal Prà e Lucilla Calgaro “Questo strano prete combattente partigiano, Antonio Pegoraro”, edito nel gennaio 2018.
Una serata interessante e piacevole, cui ha partecipato un pubblico, difficile da contenere nella sala ma anche attivo e partecipe nell’unirsi all’invito di cantare i brani musicali via via proposti dalla conduttrice Lucilla Calgaro ed accompagnati alla chitarra da Eugenio Trento, in una sorta di simpatico karaoke.
Si comincia con il delineare la giovinezza di don Antonio a partire dalla nascita nel 1911 ad Alperbruck, in Germania, dove la famiglia era emigrata, ma da cui dovette rientrare in Italia allo scoppio della Grande Guerra.
Don Antonio entrò in Seminario al ‘Barcon di Thiene’ nel 1923 e, compiuti gli studi, nel 1928 passa al Seminarrio maggiore di Padova, venendo ordinato sacerdote nel 1934.
La parte certamente più interessante dell’opera su don Antonio Pegoraro è una sua relazione scritta sulla sua partecipazione attiva alla lotta della Resistenza. Senza retorica, senza eroismi, non nascondendosi la tragicità dei fatti, ma con un punto fondamentale che va sottolineato: il connubio che in lui si realizzò tra la fede profonda e un bisogno di libertà che ne era il presupposto fondante
Le altre parti del libro, le varie interviste, parti delle quali lette nella serata da Carlo Dal Prà, rappresentano le tessere di un mosaico da cui emergono le varie sfaccettature della figura di Don Antonio, ma nel loro insieme coese dal collante della fede. E si va quindi dall’aneddoto simpatico e divertente, alla serietà dell’impegno politico prima come combattente partigiano, poi come difensore a tutti i livelli della libertà così duramente conquistata.
Noi che l’abbiamo conosciuto prima come giovane cappellano e poi come prete anziano, ormai ritiratosi nella sua Zanè, dopo le sue mille traversie sanitarie, crediamo di poter dire che la sua profonda fede (“Se rinasco, divento prete di clausura” ci ha confessato) lo conformava come uomo libero e pensante, in comprensiva amicizia con tutti, e soprattutto gli indicava la diritta via da perseguire con coerenza in politica, prima quella della liberazione da conquistare, poi quella della libertà da difendere.
Il merito degli autori è stato quello non solo di aver presentato il libro in una piacevole serata animata anche dalla chitarra di Eugenio Trento, ma soprattutto di aver fatto emergere quel gigante di uomo di fede che è stato don Antonio Pegoraro.
Ed ora aspettiamo con ansia Antonio Pegoraro 2.

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