‘Donne’ di Andrea Camilleri

SCAFFALE

[Avevamo scritto questa recensione la sera prima della morte di Andrea Camilleri; la pubblichiamo così com’è, non solo perché vorremmo continuare a sentirlo ancora vivo tra noi, ma anche per non confonderci con i coccodrilli di circostanza. f.o.]

Cosa c’è di più ameno nel periodo estivo della tranquilla lettura di un’amena opera di Andrea Camilleri? Con questo spirito abbiamo affrontato la lettura di “Donne” che Camilleri ha pubblicato nel 2014 per la Rizzoli.
Si tratta di una quarantina di ritratti femminili di altrettante donne che, in un modo o l’altro, l’autore ha incontrato nella propria vita, a partire da quando era bambino e fino alla sua veneranda età.
Naturalmente il ritratto che fa di ciascuna di esse dipende dal tipo di rapporto che ha instaurato con loro; possono essere membri della famiglia, come la nonna, possono essere femmine incontrate per un’avventura, o altre conosciute per un qualche motivo, magari solo immaginate come Nefertiti, la regina egiziana.
Non potendo entrare nello specifico di ciascuna di loro, ci resta forse solo da considerare quale sia, o almeno appaia da quest’opera, l’atteggiamento di Andrea Camilleri verso la donna in generale; un atteggiamento formatosi attraverso le esperienze che ha avuto con loro e con cui è cresciuto.
Ci sembra anzitutto di cogliere in Camilleri un rispetto di fondo verso il mondo femminile, rispetto soprattutto per il delicato universo che c’è dentro ciascuna di loro.
Camilleri le osserva nel loro essere donne, con un certo distacco ma con una partecipe attenzione, perché ogni loro azione sembra essere dettata da considerazioni a lui non sempre comprensibili e talvolta sorprendenti. Lui non giudica, ma si diverte a osservarle, sorridendo comprensivo quando gli altri le condannano.
A ragione conclude: “Le ho amate tutte, per un’ora o per sempre. Alcune con grazia, altre con irruenza, altre le ho solo immaginate. Senza di loro non sarei stato io”.
Concludiamo con un sentito augurio ad Andrea Camilleri, in queste settimane impegnato da problemi di salute: mentre formuliamo l’augurio di poterlo leggere ancora a lungo, non possiamo non pensare con rabbia alla recente infelice e irripetibile uscita di Vittorio Feltri sul commissario Montalbano.
Nemmeno l’esilarante imitazione di Maurizio Crozza riesce a cogliere la profonda e sprezzante aridità umana di uno che, atteggiandosi a maitre-de-pensée, se ne esce con volgarità di quel genere.
Due persone, due stili!

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