Dove sono quelli del 40%

ATTUALITÀ

RenziPer mesi ci hanno ripetuto l’ossessionante tiritera sul fatto che loro rappresentano ‘più del 40%” degli italiani’, per cui qualsiasi cosa dicessero o proponessero gli altri, c’era in loro una irritante sicumera, che non era difficile prevedere sarebbe sbollita.
Non vogliamo neanche cominciare a fare una analisi politica delle ultime elezioni regionali ed amministrative; come sempre i risultati sembrano diversi a seconda del punto di vista di chi li commenta.
Noi ci limitiamo ad osservare che il 40% dei suffragi al Pd di fatto non c’è più; nel Veneto siamo al 23%. Bisogna prenderne atto e cercare di capire perché è venuto meno questo tanto sbandierato consenso.
Ma questa era una elezione regionale, dicono, cui non si può dare una valenza politica generale; quella stessa valenza politica che loro invece hanno dato, con tutta l’enfasi del caso, a quelle che, ricordiamolo, erano elezioni europee, generalmente le più atipiche del panorama elettorale italiano. In questo senso, politicamente parlando, il tanto decantato “più del 40% “ delle europee, si è sostanzialmente dimostrata una bolla di sapone, bella finché non è scoppiata.
Dicono che abbiamo perso il comune di Venezia per colpa dell’assenteismo, quasi che il 50% che non ha votato fosse formato da elettori Pd che sostenevano Casson e che se ne sono restati a casa.
Resta comunque da chiederci, prima che sia troppo tardi, perché gli elettori del Pd non sono andati in così gran numero a votare?
Volendo parlare solo per noi, senza pensare di interpretare il pensiero degli altri, possiamo dire che alla lunga il progetto politico di Renzi ha mostrato i suoi limiti, e che non abbiamo più l’età per credere alle favole.
“Oggi comincia il futuro” ci ha assicurato Renzi inaugurando l’Expo, come se senza Renzi o l’Expo il futuro non sarebbe cominciato.
“Allacciate le cinture, si parte!” ancora Renzi alle maestranze dell’Alitalia. Un’azienda che qualche anno fa era stata fatta fallire, per sostituirla con la Compagnia Aerea Italiana (C.A.I.), che adesso è sparita diventando di nuovo Alitalia.
Che in Italia ci siano vasti settori dell’amministrazione statale da riformare, siamo più che convinti anche noi. Ma noi non siamo per una riforma ‘comunque’, sempre e solo quella proposta da Renzi su cui si finisce per giocare il destino del suo governo. L’operaio che sulla sicurezza del suo posto intende progettare di costruirsi una famiglia, non può sentirsi dire che il suo contratto è a tempo indeterminato solo finché il datore di lavoro non decide di licenziarlo, anche senza una giusta causa. Lui, onestamente, non può più votare per Renzi!
Se gli operatori della scuola hanno risposto così massicciamente contro la riforma proposta dal governo, qualche ragione per riprenderla in considerazione ci dovrà pur essere. Se Renzi, nonostante la moglie insegnante, pensa di imporla ope legis, nel momento di attuarla andrà incontro ad una sonora sconfitta di fronte alla resistenza passiva che le sue proposte, all’atto pratico troveranno nelle scuole; lo sappiamo per sofferta esperienza derivata dalle innumerevoli rivoluzioni che ogni ministro in questi decenni si era sentito in dovere di portare nella scuola italiana, a prescindere dagli alunni, dai genitori e dagli insegnanti che vi operano quotidianamente.
Questo deve essere capito: le riforme vanno discusse e condivise, adattate alla situazione reale e non imposte sotto la minaccia del voto di fiducia.
Un esempio personale: Alessandra Moretti ci ha mandato una mail per invitarci a sostenerla; noi le abbiamo risposto a che condizioni siamo disposti a votare per lei. Messaggio più volte respinto, come se la comunicazione funzionasse solo a senso unico; noi non l’abbiamo votata.
Se tutto è deciso, tutto è già stato fatto, Renzi con i suoi minestroni e le minestrine sanno perfettamente cosa fare, se non c’è dibattito politico sulle proposte, perché andare a votare? Ognuno per la sua strada!

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