E’ morto il cardinal Martini

ATTUALITÀ


Dopo averci insegnato a vivere, ora ci ha insegnato anche a morire.
Questa la prima considerazione che ci è venuta spontanea alla notizia della morte del cardinale Carlo Maria Martini, uno dei grandi uomini che la Chiesa ci sa ogni tanto proporre come punti di riferimento per la nostra vita.
Carlo Maria Martini ha vissuto con grande coerenza l’apertura della Chiesa al mondo moderno che era stata propugnata più di 50 anni fa dal Concilio Vaticano II di papa Giovanni XXIII. Si era trattato allora, in sostanza, di rileggere i testi sacri e il messaggio evangelico alla luce delle istanze del mondo moderno.
Per molti di noi è stato questo senso di apertura al dialogo, di ecumenicità, di chiara e positiva visione dei problemi sociali da risolvere insieme, questa possibilità di respirare più apertamente, senza chiusure dogmatiche ormai fuori del tempo, con un senso di piena partecipazione, se non proprio protagonismo, è stato tutto questo, dicevamo, che ci ha tenuti in questi decenni dentro la Chiesa, anche perché quella conciliare era e restava la nostra strada, dove potevamo trovare la nostra profonda dimensione spirituale, allontanando ogni forma di agnosticismo rinunciatario.
Da vescovo della Diocesi di Milano, Carlo Maria Martini è stato protagonista di questa apertura conciliare al dialogo, che invece la Chiesa di Woytila e di Ratzinger hanno tentato con tutti i mezzi, se non di ignorare, certo di porre in secondo piano.
Sono i tempi di don Lorenzo Milani, per il quale la Costituzione è la legge che Dio ha voluto gli Italiani si dessero per vivere in libertà e democrazia.
Sono gli anni in cui il cardinal Martini ha chiamato a predicare la domenica mattina in Duomo a Milano, David Maria Turoldo, capace con la sua voce tonante di penetrare e scuotere le coscienze sopite dal benessere e dal perbenismo di quella che avrebbe dovuto essere la Chiesa dei poveri.
Erano loro i pastori su cui poggiavamo le nostre speranze di rinnovamento della Chiesa, proprio mentre con un sordo disagio interiore dovevamo assistere al fatto che Costituzione e Concilio restavano grandemente in-compiuti. Quante volte, nel cercare di cogliere lo spirito conciliare, ci siamo trovati spiazzati di fronte alle posizioni pre-conciliari assunte dalla Chiesa ufficiale?
Per due volte abbiamo sperato che dal Conclave uscisse un pontefice in grado di portare la Chiesa sulla strada di apertura conciliare; noi evidentemente tifavamo per Carlo Maria Martini, ma per due volte le nostre speranze sono andate deluse.
Non ci permettiamo, non ne siamo all’altezza, di discutere i pontificati di papa Woytila e papa Ratzinger. Diciamo solo che non li abbiamo sempre sentiti pervasi da quello spirito di modernità e di apertura al cambiamento per rispondere alle esigenze del mondo di oggi, quelle stesse a cui il cardinal Martini con coraggio profetico cercava comunque di rispondere e testimoniare.
Dalla Gerusalemme dove si era ritirato a vivere, ha tentato di insegnarci il dialogo tra le diverse religioni, per superare le guerre in atto, fatte magari chiamando in causa il nome stesso di Dio.
Nell’ultima fase della sua vita il cardinal Martini, ormai vecchio e provato dalla malattia, ci ha insegnato ad accettare la morte come fatto naturale, rifiutando come inutile ogni forma di accanimento terapeutico. È stata la sua lezione di vita, anche relativamente al caso di Eluana Englaro che tanto ha diviso e divide l’opinione pubblica italiana.