E’ morto Nelson Mandela

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Non è nostra abitudine unirci ai coccodrilli d’occasione che piangono la morte di un personaggio importante; preferiamo lasciare cadere l’emotività del momento e poi cercare di cogliere il senso profondo di personaggi che hanno in qualche modo segnato la nostra vita.
Ci interessiamo di diritti umani da sempre, e siamo stati tra i fondatori a Thiene del Gruppo di Amnesty International, che era stata fondata nel 1961 da Peter Benenson proprio per difendere i prigionieri per motivi di opinione; la discriminante per poter chiedere la liberazione di un prigioniero incarcerato per le sue opinioni politiche era la non-violenza.
Questo aveva escluso dai casi assunti da Amnesty il sudafricano Nelson Mandela, perché dopo la strage di pacifici dimostranti di Sharpeville da parte dei razzisti bianchi, il presidente dell’Anc (African National Congress) aveva optato per la lotta armata, con l’organizzazione militare “Lancia della Nazione”, entrando nella clandestinità.
Lungi dall’emettere un giudizio moralistico, questa scelta ci dimostra come, di fronte al regime dell’apartheid allora in vigore in Sud Aafrica, i mezzi pacifici non erano efficaci e che quello era un regime estremista da combattere con mezzi estremi, anche impugnando le armi.
Eppure sarà proprio Nelson Mandela, liberato nel 1990 dopo 27 anni di carcere, dopo che il suo caso era stato posto davanti all’opinione mondiale con un concerto a Wembley nel 1988, a traghettare il Sud Africa verso la pacifica convivenza tra bianchi e neri.
Una pacifica convivenza che è stata sottolineata con un Premio Nobel per la Pace nel 1993 insieme con de Klerk, l’ultimo presidente della Repubblica Sudafricana, che aveva abolito il regime di apartheid.
La ribellione di “Madiba”, come in realtà si chiamava prima che la maestra di scuola elementare lo ribattezzasse col nome di Nelson, contro l’ingiustizia sociale era cominciata da studente con l’espulsione dall’Università di Fort Hare per aver partecipato ad una protesta studentesca, così come qualche anno prima aveva abbandonato la sua tribù per sottrarsi ad un matrimonio combinato.
La sua vita da uomo libero, che lo portò ad essere eletto come primo presidente della Repubblica Sudafricana dopo la fine del dominio bianco, fu contrassegnata da varie vicissitudini anche dolorose, come tre matrimoni e la morte di due figli; lo si vedeva sempre più raramente mentre venivano diffuse notizie sulle sue malattie.
Nel 1964, durante un processo, Nelson Mandela pronunciò uno dei suoi discorsi più famosi. “Ho combattuto contro la dominazione bianca e quella nera. Ho accarezzato l’idea di una società democratica e libera in cui tutte le persone vivono insieme in armonia e pari opportunità. È un ideale che spero di vivere e di realizzare. Ma, se è necessario, è un ideale per cui sono disposto a morire.”
Grazie Madiba!

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