Elephant Man

TEATRO

188_ElephantManLo dobbiamo ammettere: a noi questo Giancarlo Marinelli piace. Con il suo recente “Elephant Man” é già la terza volta che possiamo apprezzare una sua regia al Teatro Comunale di Thiene.
Marinelli ha la capacità di dare leggerezza e respiro, senza nulla togliere all’anima della trama. Qui ha scritto anche il copione partendo dai racconti del dott. Treves, il neurologo che curò veramente John Merrik.
In una Londra Vittoriana e ottocentesca la mano maestra di Marinelli ci racconta una storia (purtroppo vera) tragica, toccante e intensa.
John Merrik è affetto dalla Sindrome di Proteo che gli rende spugnosa e cadente la pelle con gigantesche protuberanze al viso, il corpo è deformato, e anche zoppo e traballante a causa di una malattia alle anche.
John viene esibito e sfruttato per vent’anni come fenomeno da baraccone in circhi e fiere dal perfido Bytes, e proprio qui in uno di questi luoghi per sua fortuna, verrà scoperto dal sensibile e rispettabile dott. Frederick Treves che lo farà alloggiare nella sua clinica; qui nascerà una bella amicizia, fatta di umanità e sensibilità, e proprio grazie a questa amicizia che via via si trasformerà in affetto John finalmente riuscirà a tirare fuori dal suo intimo “la Grande Bellezza “ che c’è dentro di lui, si scoprirà che lui é colto, dolce, sensibile che ama le poesie, che declama” Capitano mio Capitano”di Walt Whitman o Giulietta e Romeo di Shakespeare, e che ricorda con struggente nostalgia l’amore della sua mamma insegnante, persa quando lui era molto piccolo, per essere rifiutato poi dalla matrigna, e che con un urlo disperato dirà “non sono un animale … sono un uomo … sono un uomo.”
In clinica conoscerà la moglie del dott. Treves, una dolcissima, convincente e sempre più brava Debora Caprioglio; delicata e commovente la scena quando lei gli ridarà dignità umana invitandolo ballare.
Attirerà anche le simpatie della capo sala, una splendida e magnifica Ivana Monti; lei non sbaglia un gesto, non sbaglia un tono di voce, è perfetta, col suo grembiule bianco e cuffietta si muove a suo agio nell’ampio abito nero da scena, misurata, essenziale, la sua recitazione pulita senza sbavature ci è piaciuta molto. É un privilegio poter veder recitare attrici di questo livello.
Tutti gli attori sono impeccabili, tutti all’altezza, un umano Rosario Coppolino nella parte del dott. Treves, un libertino Simone Vaio e un perfido alcolista Francesco Cordella nella parte del carceriere; ma bravissimo Giorgio Lupano nella parte dell’Uomo Elefante (ha sostituito Daniele Lotti) per quanto noi non ci siamo accorti della sostituzione; noi abbiamo visto un uomo sensibilissimo patire questa situazione, la sua sofferenza non vista sulla faccia coperta da una mostruosa e ingombrante maschera … ma sentita e vissuta attraverso il respiro, la voce, le parole pronunciate con difficoltà, la gestualità dei suoi goffi movimenti ci ha commosso e intenerito; ritornerà in clinica dopo un drammatico allontanamento e sceglierà di morire dormendo con un solo cuscino sotto il capo; morirà con le vertebre cervicali spezzate sotto l’enorme peso della sua testa.
Nel finale vediamo John sotto un cono di luce con le braccia verso l’alto senza la sua maschera … finalmente libero e bello.
Uno spettacolo commovente e toccante, un inno alla dignità umana dei diversi.

3 commenti su “Elephant Man

  1. “[…] bravissimo Giorgio Lupano nella parte dell’Uomo Elefante (ha sostituito Daniele Lotti) per quanto noi non ci siamo accorti della sostituzione”.
    Scusa, collega, cosa intendi dire? Da critico, ti posso assicurare che l’interpretazione di Giorgio Lupano – che passa attraverso la sua anima prima di arrivare al cuore del pubblico – lascia intravedere (seppur il volto sia coperto) qualcosa che va oltre i tratti somatici, dando vita a un’interpretazione personalissima, intensa e profonda, che resta unica perchè scaturisce dalla sua individualità. A mio giudizio, ciò che viene da dentro (performance attoriali, opere pittoriche o qualsiasi altra forma d’arte) resta unico e personalissime, non riproducibile come una sterile carta stampata infilato nella fotocopiatrice.

  2. 2 spettacoli con la regia di Marinelli in una stagione di 10 spettacoli, sono troppi!
    non ho visto elephant man, come avrei potuto dopo quella merda registica totale che è il suo Mercante di Venezia? Marinelli non è un regista.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *