Esercizi di memoria

SCAFFALE

Camilleri“Ogni mattina alle sette, lavato, sbarbato, vestito di tutto punto mi siedo al tavolo del mio studio e scrivo. Sono un uomo molto disciplinato, un perfetto impiegato della scrittura. Forse con qualche vizio, perché mentre scrivo fumo, molto, e bevo birra. E scrivo, io scrivo sempre”.
Così Andrea Camilleri, a 92 anni di età, descrive le sue abitudini di vita. A questo va aggiunto che dopo i novant’anni, diventato ormai quasi cieco, più che scrivere deve dettare.
Per fortuna che la sua, più che una prosa scritta, è sempre stata una prosa orale, basta pensare all’uso del dialetto siciliano nei suoi racconti, e quindi il cambio del medium espressivo non ha sostanzialmente influito sulla qualità della sua scrittura.
Solo che mentre la prosa scritta fa riferimento alla documentazione, la prosa orale fa riferimento alla memoria, che deve essere quindi continuamente esercitata.
Ecco da dove nasce l’opera “Esercizi di memoria” di Andrea Camilleri, recentemente edito dalla Rizzoli.
Si tratta, come dice lui, dei “compiti per l’estate” consistenti in 23 storie pensate (o forse meglio ricordate) in 23 giorni.
Sono vicende della vita dell’autore che si è sempre trovato nel mezzo di fatti rilevanti sul piano nazionale, incontrando personaggi importanti che lui ci presenta con una famigliarità ed una semplicità che sono l’esatto contrario della esaltazione e dell’ostentazione.
Bastino alcuni nomi, a mo’ di esempio, del calibro di Pirandello, Eduardo De Filippo, il regista Antonioni e Monica Vitti.
Esilarante il racconto delle avventure che hanno subito le ceneri del drammaturgo Luigi Pirandello prima di essere portate ad Agrigento, secondo la sua volontà. Un gruppo di cinque giovani studenti, tra cui il nostro Camilleri, proprio per tentare di eseguire quanto Pirandello aveva espresso, trovarono l’iniziativa di portare le ceneri alla città natale, fortemente osteggiata dalla Chiesa, a quei tempi contraria alla cremazione, poi dal Federale fascista che considerava Pirandello un avversario politico, e quindi dal Prefetto che considerava il drammaturgo un convinto aderente alla causa del fascismo.
Per assecondare l’insistenza dei cinque studenti, l’urna contenente le ceneri venne alla fine racchiusa in una cassetta, e portata ad Agrigento da un funzionario in treno, non senza che questa andasse momentaneamente perduta e quindi fortunatamente ritrovata.
Il formalismo burocratico del funerale è stato superato dalla genialata di mettere la cassetta con l’urna, dentro una normale cassa da morto.
“E stavolta finalmente le ceneri di Pirandello raggiunsero la pace eterna” conclude Camilleri, realizzando anche qui un suo ideale di scrittura, che così definisce “L’ideale della mia scrittura è di farla diventare un gioco di leggerezza, un intrecciarsi aereo di suoni e parole…”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *