Esilio

SCAFFALE

037_EsilioUn libro terribile, sconsolante, dove si mescolano più temi sociali, scritto con una efficacia narrativa assolutamente moderna; il titolo è “Esilio”, edito da “Il Saggiatore” di Milano nel 2012.
L’autore, il danese Jakob Ejersbo, morto di cancro nel 2008 a 40 anni di età, autore di tre romanzi, di cui questo è il primo ad essere pubblicato.
L’ambientazione è la Tanzania, lo stato africano dove Jakob Ejersbo è vissuto a lungo con i genitori che si occupavano di una organizzazione umanitaria.
La storia narrata, che probabilmente si rifà ad una esperienza direttamente conosciuta, è quella di Samantha, una ragazza adolescente che cresce e studia in Tanzania dove si sono trasferiti i suoi genitori inglesi. Samantha ha una sorella, più socialmente integrata e che si sposa con un funzionario di una compagnia aerea.
E qui cominciano i temi trattati e che si intrecciano nella narrazione. Anzitutto la crisi della famiglia, con la madre che è dedita all’alcool e a difficoltà riesce a gestire un albergo; il padre è un soldato mercenario, a lungo assente sui vari teatri delle ricorrenti guerre che travagliano la moderna Africa. Ad un certo punto il padre mette incinta una cameriera, una delle tante donne cui è dedito, e le affida la gestione dell’hotel, mentre la madre torna in Inghilterra.
La novità del romanzo è che ci presenta la vita delle comunità dei bianchi che vivono in Africa; non sono africani, anche se subiscono il fascino dell’ambiente, ma europei, con la mentalità europea fatta di cinico sfruttamento economico delle ricchezze che certe zone dell’Africa, come la Tanzania, possono offrire.
Samantha sfoga la sua irrequietezza di figlia con una famiglia disgregata nel suo comportamento di studentessa della scuola internazionale che frequenta; viene più volte punita per lo scarso profitto e per l’atteggiamento di sfida verso le regole della scuola, droga compresa.
È così che, per approcci successivi e che la ragazza riesce a con-trollare fino ad un certo punto, si inizia al sesso, anche se la prima vera esperienza è un atto di violenza da parte di un compagno di scuola; il conseguente procurato aborto non sembra per lei un fatto traumatico, anche se si sentirà a lungo “mamma mancata”.
Di positivo c’è sempre il rapporto con la sorella Allison che vive una vita normale, fatta del matrimonio e della nascita di un figlio. La sorella diventa inevitabilmente la figura sostitutiva della madre, mentre la figura del padre viene da lei vista in Victor, un affascinante giovane uomo, già sposato e in attesa di un figlio, che si rivelerà un cinico trafficante di armi e di droga; con lui più che di amore si dovrebbe parlare di sesso.
Come si vede sono aspetti abbastanza comuni nella moderna società europea, ma che qui sono visti e ambientati nella realtà africana, in rapida e turbolenza evoluzione. Ma è comunque il mondo che Samantha conosce e in cui ha finora vissuto, venendo iniziata alla vita, mentre all’orizzonte per lei appare terribile la prospettiva di essere mandata in Inghilterra dalla madre, ciò che sente come un “esilio” e che eviterà solo perché stroncata da una overdose.
Quello che comunque colpisce di questo romanzo è lo stile narrativo, fatto di frasi brevi e ritmo sincopato, senza alcuna concessione al sentimento; insomma una visione della vita già vecchia e senza prospettive, e dove la giovinezza sembra solo una energia da bruciare in se stessa.