Esodo epocale di rifugiati

ATTUALITÀ

278_barconePiù che il bambino morto, raccolto nella spiaggia, una foto che ha commosso più di mille discorsi, a noi ha colpito il bambino tredicenne che ha detto. “Voi fate smettere la guerra e noi ce ne stiamo a casa nostra”.
Crediamo che poche frasi possano contenere idee così profondamente ma anche drammaticamente efficaci.
Quello che stiamo vivendo in queste settimane è veramente un esodo epocale in cui si migra verso posti dove è possibile vivere in pace con la propria famiglia.
Opporsi non serve, innalzare muri, veri o immaginari, è fare un monumento alla propria stupidità. Rincorrere ragionamenti pseudo economici (ci rubano il lavoro) è da ignoranti, è non accorgersi chi già ora in Italia fa i lavori più umili, faticosi o nauseabondi; si assumono stranieri perché non ci sono domande di italiani.
Pur essendo molto contenti della svolta che hanno preso in questi giorni gli avvenimenti, non avendo più l’età delle favole siamo un po’ scettici su certe improvvise disponibilità.
Intanto bisognerebbe cominciare a fare in modo che la gente non muoia in mare. Bisogna sottrarre il commercio di umani agli organizzatori dei viaggi dei disperati, in condizioni precarie, semplicemente … non facendoli partire su quei mezzi, creando dei corridoi e dei trasporti sicuri. Arrestare momentaneamente uno scafista, che poi ritornerà con un altro carico, è combattere il fenomeno dalla fine, non dalla radice.
Noi non abbiamo mai pensato che Angela Merkel abbia improvvisamente aperto ai rifugiati per bontà o per sentimenti umanitari.
Da sempre la Germania importa lavoratori, italiani, greci, turchi, ecc.; la più grande città turca è all’interno di Berlino, dove vivono migliaia di persone provenienti dalla Turchia o nati in Germania da genitori turchi.
L’apertura della Merkel ai tanti giovani siriani è un investimento economico per il futuro della Germania.
Più coerente ci è sembrata la posizione di Papa Francesco che ha proposto ad ogni parrocchia di adottare una famiglia di rifugiati. Adottarli sì, ma non perché vivano della pubblica carità, ma per essere inseriti nel mondo del lavoro, integrando nel contempo i figli attraverso l’educazione scolastica.
Resta da dire che secondo noi anche i rifugiati devono accettare le regole di vita del paese che li accoglie; se noi accogliendoli ci apriamo alla loro cultura, loro devono cercare di integrarsi ed adeguarsi alla nostra. Uccidere un animale non è un fatto religioso, ma un atto della sfera alimentare che deve essere fatto secondo le regole igieniche che vigono per noi, come per loro.
Solo se ci sarà questo reciproco accettare ed accettarsi andremo verso una civiltà multietnica dove ci si possa incontrare sui valori fondamentali delle rispettive civiltà

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