Espone Antonio Licciardi

ARTE

Riprendono con la Mostra di Pittura di Antonio Licciardi (in arte Antolico) gli incontri delle Serate d’Arte organizzate ormai da anni da Livio Trevisi presso il Ristorante-Pizzeria “dai Cuomo”.
Di Antonio Licciardi si può dire che è nato a Lucera, in provincia di Foggia, che vive e lavora a Vicenza dalla fine degli anni ’70, e che, cominciata la sua carriera in un liceo artistico, ha seguito un percorso formativo da auto-didatta. Membro fondatore del Circolo Culturale “Amici per l’Arte” di Vicenza, fa parte del Gruppo Artisti Scledensi.
Proprio per il fatto di non averlo conosciuto in precedenza, non ci è possibile fare riferimento ad una sua evoluzione artistica, evoluzione che, per quanto qui esposto, mi sembra sia comunque pervenuta ad una maturità espressiva, fatta di una visione armonicamente equilibrata e di uno stile assolutamente personale.
Eppure, del tutto evidenti, anche perché in nessun modo nascoste, sono le influenze pittoriche di riferimento. La più evidente è la pittura metafisica di De Chirico, che anche in Antonio Licciardi diventa non solo di lineare chiarezza, ma soprattutto fatta di essenzialità nella disposizione degli elementi pittorico-espressivi.
Quella di Antonio Licciardi è per la gran parte una pittura astratta, di quel primo astrattismo che si rifà a Braque, oltre che chiaramente a Picasso. Potremmo discutere a lungo, come fanno oggi i critici d’arte, sul fatto che quella di Picasso sia arte “astratta” o semplicemente una scomposizione informale della figura. Resta il fatto che la lezione di Picasso è arrivata a Antonio Licciardi il quale, partendo dal pittore spagnolo si è evoluto verso una pittura informale in cui utilizza a suo modo la lezione del maestro.
Ma, date per acquisite queste influenze artistiche di riferimento, si può dire che attraverso un loro originale connubio Antonio Licciardi sia pervenuto ad un suo stile pittorico personale in cui coniuga forme e colori secondo una sua armonicamente equilibrata visione della vita.
Per tentare di spiegarci, ci verrebbe da dire che la pittura “metafisica” di Antonio Licciardi è comunque diversa da quella di De Chirico, non solo per la distanza che corre tra i due, ma anche perché risponde ad un diverso modo di concepire la vita. Quella di De Chirico ha intrinseca la natura di una tragedia classica, quella disperazione esistenziale tipica dell’uomo che sta “solo sul cuor della terra”, mentre “è subito sera”, come dice Quasimodo; a questa visione profondamente tragica Antonio Licciardi oppone invece una visione più serena, meno angosciante, anche perché ci lascia dei punti di riferimento visivi rasserenanti, con un gioco dei colori attraverso cui comunica sensazioni ed emozioni frutto di una sua capacità inventiva e di una espressività creatrice.
Lo stesso dicasi per le opere “picassiane”, mi si passi la definizione, di Antonio Licciardi. Quella che nel maestro spagnolo è una scomposizione della figura, in lui diventa una re-invenzione della realtà ai fini espressivi, cioè fatta per chiarire meglio il pensiero o il sentimento che vuole esprimere con un nuovo alfabeto di simboli e immagini.
Quindi quella di Antonio Licciardi è una pittura che tende alla ricerca di nuove forme e di nuovi simbologie attraverso cui esprimere il proprio pensiero. Non potendo qui entrare, anche solo a scopo esemplificativo, nello specifico di qualche opera, non ci resta che consigliare al visitatore che si pone di fronte ad un quadro di Antonio Licciardi, di astrarsi per un attimo dal mondo circostante per cercare di sintonizzarsi su quello che l’autore con quell’opera cerca di esprimere, sempre secondo il principio che l’arte astratta va “sentita” mentalmente, più che semplicemente “vista” con gli occhi.
Si entrerebbe così in un mondo che, più che metafisico, ci pare appartenga ad una visione onirica della realtà immaginata, una visione fatta cioè della stessa qualità di cui sono fatti i sogni.
Nel rappresentare questa sua nuova e fresca visione della vita, Antonio Licciardi si dimostra quello che si potrebbe definire un maestro del colore. Nello stesso modo in cui le sue strane figure ci introducono spesso nel mondo dei sogni, il colore sembra avere la funzione di tenerci ancorati o di riportarci alla pur complessa realtà della vita.
Sul piano tecnico le figure di Antonio Licciardi, pur con nuove forme di sua invenzione, sono quasi sempre ben de-finite, contornate di nero per racchiuderle in una composizione fatta di zone uni-cromatiche chiaramente delimitate, con poche o nessuna gradazione coloristica.
Ecco allora che i colori conservano la loro fondamentale purezza, ben racchiusa entro le zone bordate di nero, mentre è dall’accostamento dei vari colori che si crea un equilibrio d’insieme all’interno della singola opera, con atmosfere che solo qualche volta cedono alla malinconia più o meno metafisica, a quei silenzi che da assordanti sono diventati quelli meditanti delle atmosfere delle visioni oniriche, e che restano sempre ben al di qua della disperazione esistenziale, arrivando al massimo a forme di doverosa denuncia della solitudine umana cui talvolta, pur tra la folla vociante, la vita ci costringe.