Europa first

ATTUALITÀ

Crediamo che tra chi in questi decenni ci ha seguito su questo nostro Thienet, in nessun modo possa dubitare del fatto che il nostro orizzonte politico di riferimento sia l’Europa; una nostra profonda convinzione ideale, prima ancora che politica, che gli evidenti errori ed incongruenze dell’Unione Europea di questi anni non possono servire per intaccare.
Per questo assistiamo con sgomento alle quotidiane esternazioni di Matteo Salvini contro l’Europa; “dell’Europa me ne frego!” l’abbiamo sentito proclamare, un’espressione che la dice tutta sul suo pensiero, che a noi ricorda altri “me ne frego” sulla bocca di altri squallidi personaggi che la storia ha relegato nelle sue pieghe più vergognose.
Questo perché il governo Salvini-Di Maio (ci sarebbe anche Conte, ma lui non conta) vuole avere mano libera nella gestione del bilancio statale, spendendo per il 2019 il 2,4% in più delle entrate previste; come dire finanziando con i debiti le loro assurde promesse elettorali, ciò a cui l’Europa si oppone semplicemente perché realisticamente … non ci sono i soldi per realizzarle.
Ora il buon senso di qualsiasi gestione amministrativa dice che un debito si può fare non solo se si è poi in grado di pagarlo, ma soprattutto se è un investimento che può produrre un guadagno e quindi una riduzione del debito stesso e non certo per una toppa assistenziale a fondo perduto, come il reddito di cittadinanza, che da qualunque parte lo si guardi è un’offesa che chi lo stipendio e la pensione se li guadagna lavorando.
Caricate politicamente da questo modo sbarazzino di gestire la cosa pubblica, le elezioni europee di primavera rinnovo del Consiglio dell’Unione, più che a costruire l’Europa sembrano andare verso la sua distruzione; un’Europa considerata da Orban e company, alla stregua di una mucca da mungere, per poi macellare e mangiarne anche le cani.
Senza pensare che a dissoluzione dell’Unione Europea comporta inevitabilmente anche la fine della moneta unica europea; sul piano monetario, se lo si vuol capire, il debito di bilancio italiano pesa anche su tutti gli altri stati europei che hanno l’euro come moneta di riferimento. E allora come noi non siamo stati ben disposti a pagare l’esorbitante debito pubblico della Grecia, imponendole duri sacrifici, come possiamo ora chiedere ai partner europei di accollarsi il debito derivante dalle promesse elettorali del nostro governo cosiddetto giallo-verde
E poi, eliminata l’Unione perché non ubbidisce a quel che gli ordina il genio di Salvini, cosa facciamo? Torniamo ai singoli Stati con le monete nazionali in perenne lotta tra di loro, con le valute deboli che soccombono a quelle più forti e l’inflazione a due cifre?
Di fronte a tutto questo, noi formuliamo lo slogan con cui intendiamo affrontare la prossima scadenza elettorale europea: “Europa first!”

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