Falstaff e il suo servo

TEATRO

(Photo©Giuseppe Santamaria)
La 40^ Stagione Teatrale Thienese è partita alla grande, … forse un po’ troppo alla grande.
Si è cominciato con “Falstaff e il suo servo” per la regia di Antonio Calenda che, insieme a Nicola Fano, ha curato il testo tratto da William Shakespeare.
Nulla da dire sulla “teatralità” di questo primo spettacolo della stagione thienese; grandi ed efficaci i protagonisti, con Franco Branciaroli nella parte di un opulento Falstaff e Massimo De Francovich nella parte del mefistofelico servo.
Bravi e comunque sulla parte anche gli altri quattro attori, chiamati ciascuno a ricoprire due ruoli.
Di effetto anche il cavallo mentre un po’ tutta la messa in scena sembra voler riproporre la simbologia tipica del teatro elisabettiano, in cui un albero è una foresta e un soldato è un esercito.
Insomma, grande teatro, ben recitato, alla fine del quale, però, molti tra gli spettatori si sono chiesti “Ma cosa volevano dire?”
Se entriamo infatti nel discorso della trama e del testo, le cose sono diverse.
Con una operazione che non manca di coraggio, gli autori hanno isolato il personaggio di sir John Falstaff che in Shakespeare ricorre in ben tre drammi: “Enrico IV”, “Enrico V” e “Le allegre comari di Windsor”. Si tratta del personaggio-tipo del solito guerriero irriverente e spaccone, dedito alle donne e al bere, perso in un suo mondo avventuroso che lo estrania dalla realtà del quotidiano.
È un personaggio ricorrente nella drammaturgia in generale, forse a partire dal “Miles Gloriosus” di Plauto.
Ora a noi sembra che forse gli autori non abbiano considerato che la quasi totalità del pubblico thienese, se può forse aver visto rappresentata la commedia sulle comari di Windsor, difficilmente avrà assistito all’ “Enrico IV” (non quello di Pirandello) e meno ancora all’ “Enrico V”.
Imbastire una trama teatrale facendo la sintesi della presenza del personaggio Fallstaff in questi tre drammi shakespeariani crediamo sia un’impresa comunque difficile da seguire per lo spettatore, pur affascinato dalla efficace teatralità dello spettacolo.
Quel che comunque ci sembra di aver colto in questo dramma è che la spensierata baldanza dello Falstaff godereccio qui si vela di una sottile malinconia, quasi che la fredda e impietosa razionalità del servo lo induca a rendersi conto di essere ormai alla fine della vita, di fronte alla morte che rende vano tutto ciò che credevamo importante.
Come normali spettatori del Comunale potremmo quindi dire di aver assistito ad uno spettacolo di grande teatro, di cui, oltre a qualche sensazione, ci è sfuggito gran parte del significato.
Da notare infine che, come già da noi preannunciato, da quest’anno per la Stagione Teatrale Thienese, Thienet si avvarrà delle foto scattate durante lo spettacolo dal fotografo Giuseppe Santamaria.

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