Fear (Paura)

SCAFFALE

Eravamo curiosi di leggere “Paura”, traduzione di “Fear”, il libro recentemente scritto da Bob Woodward, tradotto ed edito dalla Solferino, che ha come sottotitolo “Trump alla Casa Bianca”.
Il nostro interesse nasce dal fatto che ormai le opere sul presidente Usa, Donald Trump, ormai prolificano a dismisura, ciò che non può essere considerato solo un fenomeno editoriale; qualche ragione sotto questo sequel di opere denigratorie ci deve pur essere.
D’altra parte il fatto che quest’opera sia frutto di una ricerca da parte di un giornalista come Bob Woodward che, insieme al collega Carl Bernstein, ha nel suo curriculum la scoperta nel 1973 dello scandalo Watergate, che costrinse l’allora presidente Usa Richard Nixon alle dimissioni, inevitabilmente ci incuriosiva.
Più che altro cercavamo conferme su una nostra impressione e cioè che Donald Trump, sulla cui elezione permangono forti ombre, che arrivano fin a Mosca, sia “il presidente sbagliato nel posto sbagliato”, il portato degenere di un sistema elettorale infiltrato, che ha prodotto un presidente da operetta. Basti guardare la pomposa comicità con cui firma gli atti presidenziali.
Il libro di Bob Woodward si basa su una tesi e cioè che Donald Trump viva nel terrore (da cui il titolo “Fear”, paura) che arrivino a compimento le indagini giudiziarie in atto, nelle quali risulta indagato, con la prospettiva di un possibile impeachment.
Woodward racconta che, una volta eletto, ci si è accorti che il presidente Donald Trump aveva una scarsissima dimestichezza con la Costituzione americana; tanto che si pensò ad alcune lezioni per dargli le basi del documento stesso su cui come presidente Usa aveva giurato, basi indispensabili per il ruolo che ricopre; un’iniziativa comunque subito abortita.
Trump, da come appare nel libro di Woodward, pensa che per governare gli Usa basti ed avanzi il suo intuito, quello stesso che lo ha fatto diventare miliardario; su questa convinzione da megalomane pensa di poter passare sopra a tutto e a tutti, facendosi legge di se stesso.
Secondo i suoi collaboratori, dopo nottate passate a twittare, la mattina Trump spesso si presenta in ufficio con una nuova strampalata proposta e ordina al suo staff di preparargli il relativo atto esecutivo; per fortuna che quasi sempre poi se ne dimentica e i suoi collaboratori brindano allo scampato pericolo.
Per lo staff del suo governo, comunque, convivere con l’umorale Trump non sembra sia facile; ormai non si contano più i membri che, dopo uno scontro con il Presidente, sono stati licenziati o si sono dimessi perché la loro professionalità, e soprattutto la loro etica, erano diventate incompatibili con le scelte di Trump.
L’impressione che si ricava dal libro di Woodward, come sempre puntigliosamente documentato, è che gli Usa siano attualmente nelle mani di una persona altamente
inadatta, con ridicoli atteggiamenti da Capitan Fracassa, ciò che sta mettendo in pericolo il prestigio della carica che inaspettatamente è stato chiamato a ricoprire.

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