Felicità?…No, Grazie!

ATTUALITÀ

Da qualche tempo sulla bocca dei nostri due vice-premier dimezzati torna sempre più di frequente la parola ‘felicità’; Matteo Salvini parla persino di un ‘diritto alla felicità’ che vorrebbe assicurarci, naturalmente in base al criterio “prima gli Italiani”, … gli altri si freghino.
Anche Luigi Di Maio vuole rendere felici gli italiani, una condizione che sarà loro assicurata dal reddito di cittadinanza, con il quale la felicità di Stato avranno modo di godersela con comodo senza manco pensare di guadagnarsela andando a lavorare.
“Se a uno che ha fame gli dai un pesce – ci ha insegnato madre Teresa da Calcutta – quello mangia solo oggi; se gli dai la canna da pesca, gli assicuri il futuro!” Noi abbiamo l’impressione che il reddito di cittadinanza sia come scaricare addosso a un giovane disoccupato una quintalata di pesce, togliendogli dalle mani la canna da pesca, in modo che ad andare a lavorare proprio non ci pensi.
Se questa per loro è la felicità, noi diciamo “No, grazie!”.
A parte il fatto che l’idea di un ‘diritto alla felicità’ è una evidente scimmiottatura tratta dalla Costituzione Usa, suggerita da qualche consigliere yankee, magari uno che dopo aver portato Trump al potere è stato da lui opportunamente trombato, arrivando così qui da noi a indottrinare i nostri sprovveduti ed improvvisati governanti, una felicità del tipo “prima gli italiani” a noi proprio non interessa.
Convinti dalla esperienza della vita che ci siamo finora lasciati alle spalle che la felicità, se esiste, non è di questo mondo, noi ci accontentiamo di molto meno.
Ci basterebbe, come persone e come cittadini, essere trattati con la dignità di persone e il rispetto che pensiamo di meritare con la nostra vita di lavoro e di impegno.
Dignità, cioè di non essere trattati come gli allocchi a cui si possono raccontare tutte le favole mediatiche di un paese di Bengodi che lo Stato dovrebbe assicurarci comunque.
Impegno, perché sappiamo che è solo attraverso il nostro personale impegno di lavoratori che possiamo con dignità realizzare un nostro progetto di vita, costruendoci una famiglia, assicurando a noi genitori e ai nostri figli un benessere basato comunque sul principio del guadagnarsi ciò che vogliamo avere o realizzare.
Una dignità ed un impegno che vorremmo fosse di tutti, anche di chi non ce la fa, e che quindi va debitamente aiutato, anche di chi viene a trovarci sperando di poter condividere con noi un po’ di quel benessere che altrove non riesce a trovare.
Più che la felicità del ‘prima gli italiani’, che a noi non interessa, ci basterebbe che anche attraverso le istituzioni pubbliche si realizzasse uno spirito di solidarietà sociale e di convivenza comunitaria in modo che per noi e per tutti, la vita sia degna di essere vissuta.
Ecco perchè della felicità promessaci quotidianamente da Salvini e Di Maio non sappiamo che farcene.

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