Gabo vuelve a Macondo

CULTURA

Gabriel-Garcia-Marquez-2014_2“Gabo vuelve a Macondo”, Gabo torna a Macondo; così i giornali sudamericani hanno commentato la morte di Gabriel Garcia Marquez, avvenuta qualche settimana fa a 87 anni di età.
Pensando a questo avvenimento, prima o poi inevitabile, l’autore si era rammaricato del fatto che “L’unica cosa che mi dispiace della mia morte è che non potrò essere lì a raccontarla.”
Per piangere la sua morte, noi abbiamo aspettato il tempo di far decantare i coccodrilli di rito, perché siamo assolutamente convinti che ci troviamo di fronte alla morte di un grande, di un gigante della letteratura non solo mondiale ma anche di tutti i tempi.
Noi lo poniamo in una dimensione di grandezza assoluta per il modo in cui ha saputo non solo scrivere ma anche vivere.
Senza essere marxista e tantomeno violento, è sempre stato amico di Fidel Castro e della rivoluzione cubana. La stessa Indira Gandhi, che gli fu amica fino alla morte, capì che i problemi del terzo mondo sudamericano erano quelli della sua India. In questo senso Gabriel Garcia Marquez ha descritto la realtà con l’occhio dell’umile peone sudamericano.
Della sua formazione letteraria, Marquez dice “a dire il vero non ho studiato proprio niente. Quel che so l’ho imparato vivendo.”
Al successo Marquez è arrivato abbastanza tardi, dopo un inizio difficile in cui non sono certo mancati i problemi.
Marquez è stato paragonato a Miguel Cervantes non solo per aver portato in primo piano sul panorama letterario la lingua spagnola, ma anche per aver, come Don Chisciotte, creato un mondo ideale in cui voler vivere, a dispetto della dura realtà che ci circonda.
Le intenzioni ed aspirazioni di Gabo non andavano oltre al “Volevo raccontare le storie come le raccontava la nonna Tranquillina”, cioè con un linguaggio semplice, lineare ma capace di creare suo mondo in cui la realtà diventa fantasia.
È il mondo di Macondo del capolavoro di Marquez “Cent’anni di solitudine”. Di questo romanzo lo stesso autore dice “Sì credo di aver scritto cent’anni di solitudine contro il cinema, per dimostrare che con la scrittura si può fare di più.” E tantissimo ha fatto inventando meravigliose favole del reale che sono diventate una moderna mitologia per tutti, dando voce ad un continente pur restando fedele alla sua terra.
Macondo diventa quindi il paese ideale in cui Gabo raffigura il mondo in cui vorrebbe vivere. Ma non è un paese di sogno, è il mondo in cui il realismo si fa magico, o in cui il magico si concretizza nel reale, in cui insomma tutto è possibile, compresa, la Ursula “che continua a vivere perché non sa di essere morta.”
I critici hanno a lungo disputato, e continuano a discutere, attorno al “realismo poetico” di Gabriel Garcia Marquez. Il problema è che Gabo sfugge ad ogni tentativo di inquadramento critico.
“Quando scrivo – diceva nella sua prosa poetica – sono un uomo libero, solitario nella mia isola. Non devo farmela con nessuno, tantomeno con i soldi.”

1 commento su “Gabo vuelve a Macondo

  1. I did not know this. I appreciate how you keep pnotisg literary news, both good and bad. You’ve posted many things I would have missed otherwise.Love in the time of Cholera is one of my all-time favorite reads. I’ve long meant to re-read it. If you’ve not read it, his novella No One Writes to the Colonel is pretty darn good and has not magical realism as far as I can remember.

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