Gioco sporco

SCAFFALE

Quando Roberto Saviano l’aveva apertamente denunciato in tv, berluscones e leghisti si erano stracciati le vesti, vantando una purezza nordista che non sapevano di aver perduto da tempo e che nessun ‘terrone’ poteva permettersi di mettere in dubbio.
Evidentemente, nella più buona delle ipotesi, non avevano la percezione di quanto avveniva intorno a loro, tenendo la testa sotto la sabbia.
Poi un assessore della Regione Lombardia, quella di Formigoni, ha dovuto dimettersi perché accusato di aver rapporti d’affari con le cosche mafiose, i cui affari proliferavano in tutto il nord.
È stato duro dover prendere atto che se Roma è ladrona, Milano è mafiosa.
Eppure a volte basta, a parte tenere gli occhi aperti, informarsi, magari leggendo qualche libro, come nel caso di “Gioco sporco” sottotitolato “un romanzo di camorra, ‘ndrangheta e scommesse’ scritto da Gianluca Ferraris ed edito nel 2011 da Dalai Editore di Milano.
Al suo primo romanzo, Giancarlo Ferrariè un giornalista di 35 anni che somiglia fisicamente in qualche modo a Saviano e che, tanto per essere chiari, scrive per Panorama.
La trama del romanzo è quella di due clan mafiosi, uno campano e uno calabrese, che nel sud come a Milano sono quotidianamente impegnati in una guerra di sopravvivenza e di controllo del gioco d’azzardo, soprat-tutto nelle sale gioco, e nel giro delle scommesse nell’ippica.
Di terribile non ci sono tanto le scene di violenza per chi sgarra, quanto più la succube mentalità di chi mensilmente paga il pizzo a degli esattori che lo considerano un diritto e si sentono in dovere di offendersi e di vendicarsi se qualcuno si ribella.
Così come nelle sale-gioco, attraverso marchingegni tecnologici si riesce a eludere il controllo dello Stato che, a sua volta, si è fatto biscazziere con la rete delle slot-machines.
Si tratta di uno spaventoso giro di miliardi, che giustifica ogni crimine e che attualmente sembra diffuso più al nord che al sud. Una gestione che richiede uno spirito manageriale ma anche una manovalanza criminale facilmente reperibile tra i giovani disoccupati.
“Gioco sporco” si legge nel risvolto di copertina, è un romanzo verità che attinge ai casi di cronaca degli ultimi anni. Un viaggio brutale e incalzante nel mondo della criminalità organizzata. Un’analisi senza sconti su cui riflettere per comprendere un fenomeno tutto italiano. Lo stesso Ferraris afferma che “se c’è una cosa che gli dispiace, è che quasi nulla di ciò che racconta sia opera della sua fantasia.”
Forse è proprio il prevalere di questo aspetto di denuncia giornalistica che rende poco “narrativo” lo stile del romanzo e non sempre lineare e facile la lettura.