Giorno della Memoria: Padre Cortese

CULTURA

179_PadreCorteseOggi, 27 gennaio 2014, Giorno della Memoria, abbiamo deciso di ricordare una vittima dell’Olocausto che finora non ci sembra sia stato debitamente ricordata e onorata.
Padre Placido Cortese, al secolo Niccolò Matteo, era nato a Cherso, sull’omonina isola istriana, il 7 marzo 1907; entrò in convento nel seminario di Camposampiero, in provincia di Padova, il 21 ottobre 1920, frequentando il ginnasio; finché nel 1923 entrerà come novizio nella Basilica del Santo a Padova. Sarà ordinato sacerdote il 6 luglio 1930.
Dopo una permanenza per studio a Roma, padre Cortese, che intanto ha assunto il nome di Placido, comincia la sua attività di giornalista del “Messaggero di S.Antonio”, il notiziario religioso della Basilica del Santo di Padova, che anche allora aveva una diffusione mondiale; più tardi ne diventa direttore.
La sua indole lo portava a soccorrere chiunque avesse bisogno del suo aiuto; per questo, a conoscenza dei superiori ma non dei confratelli, padre Placido era diventato un punto di riferimento per quanti tentavano di sottrarre vittime alla violenza dei nazi-fascisti; questa azione si intensificherà particolarmente nel periodo 1941-43, quando Padre Cortese si troverà ad essere al centro, un centro nevralgico, della vasta rete organizzata a Padova e provincia per tentare di sottrarre gli ebrei alla caccia dei nazi-fascisti; i fuggitivi venivano ospitati presso famiglie amiche, venivano loro date carte di identità false e quindi venivano condotti in treno in Svizzera, dove erano in salvo.
Una rete, quella padovana, che coinvolgeva molte persone, a volte intere famiglie, come la famiglia Martini di Padova.
Se dentro la Basilica del Santo si godeva in qualche modo di una certa sicurezza a causa della extra-territorialità che ne faceva una proprietà del Vaticano, l’attività sul territorio era invece molto pericolosa e continuamente messa in forse dalla presenza di spie.
Fu in questo modo che alla lunga l’attività della rete padovana, che ora comprendeva anche il salvataggio dei soldati Alleati in fuga, fu scoperta e ci furono parecchi arresti, tra cui quello di due delle sorelle Martini, Lidia e Liliana, che vennero arrestate e portate a Mauthausen.
Non fu difficile, anche attraverso il sistematico uso della tortura, risalire a padre Cortese, che non potendo essere arrestato in Basilica, l’8 ottobre 1944, fu fatto uscire con un tranello e quindi letteralmente rapito da due uomini in borghese, e quindi presumibilmente fascisti italiani.
Il Priore del convento inutilmente segnalò la scomparsa del confratello alla Questura.
Da allora, e per circa 50 anni, di padre Cortese non si seppe praticamente nulla; si supponeva, dandolo quasi per scontato, che seguendo il destino di tanti altri, fosse stato deportato in Germania dove sarebbe morto in un lager nazista.
La verità, emersa da recenti ricerche storiche, è del tutto diversa. Padre Cortese fu portato a Palazzo Oberdan a Trieste, sede delle SS naziste, dove venne brutalmente torturato a lungo. Chi ebbe modo di vederlo in quel tragico frangente ne ha fatto una descrizione raccapricciante, tanta era la ferocia con cui si infierì su questo esile frate.
Non si sa bene quando, ma Padre Cortese, ormai allo stremo, ridotto ad una maschera irriconoscibile, alla fine fu soppresso e il suo cadavere fu bruciato nella Risiera di San Saba.
Non avendo un giorno preciso per ricordarlo e onorarlo, il 27 gennaio, Giorno della Memoria, ci sembra una data adatta.

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