Giovanni Azzolin: Versi

SCAFFALE

Non potendo più, per motivi di età, andare in giro ad archivi a ‘rumegare’ sulla nostra storia, il professor Giovanni Azzolin, membro dell’Accademia Olimpica di Vicenza, si è dedicato a scrivere versi.
Il suo lavoro di ricerca storica lo ha imposto all’attenzione degli studiosi a livello nazionale, anche perché per decenni ha scavato a fondo sul periodo dall’ultimo ‘800 al primo ‘900, in particolare per quanto riguarda l’azione politica e sociale dei Cattolici dopo la Rerum Novarum.
Da ricordare le sue opere sugli Scotton, sul cardinale Dellai, su Fogazzaro, su monsignor Flucco, tanto per citarne solo alcune.
Di lui va ricordata anche un’opera in cui, con l’aiuto delle alunne dell’Istituto Magistrale di Vicenza, ha raccolto quella che potremmo definire la saggezza popolare nostrana, quella che si esprime in detti e proverbi dialettali; una raccolta cui è stato dato il titolo in cui l’autore sembra aver distillato la ‘filosofia’ della madre: “Fin sera dura el dì”.
Ormai ultra-noventenne Giovanni Azzolin si è dedicato a scrivere versi, che ha recentemente raccolto in una elegante e preziosa pubblicazione dal semplice e chiaro titolo “Versi”, impreziosita da una presentazione di un altro Accademico, il prof. Luciano Zampese. Non quindi pretenziose poesie, come quelle scritte da molti sedicenti ‘poeti’ che si credono tali solo perché riescono ad infilare due rime baciate.
Come dire, interpretiamo Giovanni Azzolin, “io ho scritto dei ‘versi’; se è poesia la giudicherete voi”.
Si tratta di una corposa raccolta di oltre trecento pagine, di composizioni scritte tra il 2015 e il 2019, in cui Giovanni Azzolin fissa il suoi ricordi personali, dalla fanciullezza a Salcedo fino alla famiglia che ha cresciuto a Thiene, con la moglie e i tre figli.
Di peso la figura della madre che, rimasta vedova dopo la morte del marito per cause di guerra, ha saputo tirare avanti l’azienda agricola famigliare con non pochi sacrifici, cercando comunque di dare il meglio ai figli, soprattutto sul piano culturale; così veniamo a sapere che per assecondare la passione per la musica del figlio Giovanni, non ha esitato a vendere una mucca per comperargli il pianoforte.
Sul piano dei contenuti, Giovanni Azzolin sembra il qualche modo ripercorrere la sua vita, con i momenti di gioia e di spensieratezza, ma anche con le inevitabili tristezze e sofferenze che la vita comunque ci presenta. Al fondo ci sembra di poter cogliere un senso di profonda umanità, di sofferta accettazione anche dell’inevitabile, cui non è certo secondaria la forza che gli viene dal suo credere; una fede non pretesa, ostentata e definita, ma sempre oggetto di ricerca perché considerata un dono che ci viene offerto e che dobbiamo cercare di meritarci giorno per giorno concretizzandola nel nostro operare quotidiano.
Giovanni Azzolin nel ripercorrere la sua vita ha saputo trasfondervi il senso profondo dell’immensa cultura di cui è depositario, con un lavoro di umile distillazione per ricavarne il succo, da presentare al lettore con semplicità e chiarezza, prevalentemente nella efficace ed equilibrata struttura formale del sonetto, la misura prediletta nella sua raccolta di versi.
Sta ora al lettore che si accosta con la dovuta attenzione alla sua raccolta, trovare come il contenuto e la forma delle singole composizioni si compongano in un armonico, efficace equilibrio, che è poi quello che noi consideriamo l’ambito della ‘poesia’.
Noi questa ricerca l’abbiamo tentata e dalla poesia, vera poesia, scaturita dai “Versi” di Giovanni Azzolin siamo stati piacevolmente travolti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *