Governo Monti: e l’equità?

ATTUALITÀ

023_MontiForneroIl premier Monti ci aveva avvisato: siamo di fronte alla necessità di fare duri sacrifici, tali da dover ridimensionare il tranquillo benessere di cui si godeva; siamo di fronte a scelte difficili, ci veniva detto, proprio mentre si insisteva sul fatto che le misure, dolorose ma necessarie, sarebbero state prese in base ad un principio di fondo: l’equità sociale.
Putroppo, come spesso accade con le promesse dei governi, politici o tecnici che siano, abbiamo visto le scelte impopolari, cominciamo a sentire il peso dei sacrifici che ci vengono imposti, e che sembrano un attacco a Fort Apache al nostro piccolo benessere di vita, ma di equità… neanche l’ombra!
Il braccio di ferro sul costo del lavoro si è volutamente svolto con la tecnica del “o così, o così!”, cioè nell’esatto contrario di una equa trattativa tra le parti sociali e, nonostante le dichiarate buone intenzioni demandate ad un futuro oggi difficilmente controllabile, tutti sappiamo che si è discusso sul già deciso, e cioè su una sostanziale “libertà di licenziare”.
E quando in una trattativa la soluzione è contro una parte e a favore dell’altra, tutto si può dire ma non che sia equa.
I pensionati, in base alla recente riforma, si sono visti ridimensionare il potere di acquisto della pensione, proprio mentre l’incontrollato aumento del prezzo della benzina, ha portato ad una altrettanto incontrollata lievitazione dei prezzi dei beni alimentari e non, raggiungendo livelli difficilmente sostenibili per molti nuclei famigliari.
Dire che ne hanno guadagnato tutti fuorchè noi cittadini comuni, è dire una cosa ovvia, così come è ovvio che in questo non c’è equità per chi deve pagare sia l’aumento della benzina che quello dei prezzi.
Intanto i giornali annunciano stangate sull’elettricità e sul gas, nuove tasse sulla casa, mentre la Fiat piange la perdita del 40% nelle immatricolazioni di nuove auto.
Tutto questo mentre non si nomina neanche più la patrimoniale da imporre alle grandi rendite; ed è bastato che le banche abbiano arricciato il naso, per essere prontamente accontentate anche sulle commissioni bancarie che noi continueremo a pagare.
Ci scusino i signori tecnici, forse la nostra domanda sembrerà loro banale, ma se noi cittadini diventiamo ogni giorno più poveri, con stipendi e pensioni che diminuiscono e i prezzi che aumentano, come potranno aumentare i consumi, rimettendo in moto la produzione e quindi l’economia? E allora, con l’economia stagnante e la produzione diminuita, da dove deriveranno quelle assunzioni dei giovani a cui l’abolizione dell’art.18 avrebbe dovuto dare la stura?
E poi, per inciso, presidente Monti e ministro Fornero, non cominciate anche voi a rendervi ridicoli col “non ho detto quel che ho detto”; un po’ di inglese lo mastichiamo anche noi. Certo, al vostro apparire avete creato molte aspettive, visto anche lo squallore da cui ci state tirando fuori; ma quando dalle promesse siete passati ai fatti concreti, la luna di miele è magicamente finita, e non riuscendo a trovare, nelle vostre scelte, l’equità sociale, qualche consenso, fatevene una ragione, l’avete perduto. Quindi non vantate una popolarità tutta da verificare; per le promesse non mantenute, oltre che per il parlare a vanvera, il governo Berlusconi bastava e avanzava.