I casoni di Calvene e Caltrano

CULTURA

160_CasoniIl sotto-titolo “Tra passato e presente” ci sembra una proposta programmatica; stiamo parlando dell’opera “I casoni di Calvene e Caltrano” di Renato Angonese e di Valter e Luca Borgo recentemente pubblicato in formato strenna.
È difficile dire se in questo pregevolissimo sforzo editoriale (delle Grafiche Simonato) prevalga il fascino di un’opera fotografica, così massicciamente presente e curata da esperti come Valter e Luca Borgo, o se sia più interessante l’apparato letterario, che va dalle accurate annotazioni storiche di Renato Angonese, alle poesie di Maurizio Boschiero e di Pierbruno Pellegrini, ai racconti editi e inediti di quell’ ”uomo del Monte” che è Fermino Brazzale.
Non manca persino una cartina topografica su cui sono puntualmente localizzati i luoghi dove sorgono, talvolta solo i ruderi, “le antiche architetture di pietra” dei “casoni” fotografati.
Certo le fotografie, soprattutto quelle in bianco e nero, hanno un fascino particolare ed una forza documentaristica tali da riuscire a valorizzare un mondo in letterale sgretolamento. Foto che, a saperle ascoltare, ci parlano di una civiltà che, come i casoni, si è andata appunto lentamente sgretolando di fronte alle facilità e comodità di quel falso progresso che oggi stiamo duramente pagando. Per non parlare poi della poeticità delle immagini invernali di Bruno Dalle Carbonare.
Ma se queste foto ci descrivono i luoghi raccontati, con le puntuali note di Renato Angonese entriamo nella storia di chi questi luoghi ha abitato, mentre dalla sua Fermino Brazzale ci descrive il tipo di vita che le persone di questi luoghi hanno coraggiosamente portato avanti, fra stenti, fatiche e stupidità burocratiche.
Allora, se proprio vogliamo trovarla, anche per tentare di dare un senso di unità all’insieme dell’opera, una chiave di lettura potrà essere quella suggerita dal sotto-titolo: “tra passato e presente.”
Molto spesso, non sempre senza una certa retorica, si sente parlare della necessità o urgenza di un “recupero del passato” e dei valori semplici ma vitali su cui la vita allora si fondava.
Allora bisogna abbandonarsi al gioco, tutto interno a quest’opera, in cui si mostra come le vecchie strutture abitative dei “casoni” della montagna possono essere non solo salvate, ma anche recuperate ed adattate per viverci, magari anche, ma non solo, come seconde dimore di vacanza; come dire che se recuperiamo le pietre a maggior ragione dovremmo ritrovare e recuperare i valori e il senso della vita, insomma la civiltà di cui quelle pietre sono il prodotto storico, la testimonianza ; e, considerando che, come dice il poeta: “il tempo presente e il tempo passato sono forse entrambi presenti nel tempo futuro, e il tempo futuro è contenuto nel tempo passato”, questa diventa anche e soprattutto la proposta per un nostro futuro migliore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *