I fratelli Karamazov

TEATRO


“I Fratelli Karamazov”, lo spettacolo visto al Teatro Comunale di Thiene all’interno della 39^ stagione teatrale, è tratto dal romanzo capolavoro della letteratura russa, scritto nel 1879 dal grande autore Fedor Dostoevskij; è anche il suo ultimo romanzo dato che lo scrittore morirà nel 1881.
La trama ha come protagonisti i quattro fratelli Karamazov, (figli di tre madri diverse) e il loro tormentato rapporto con il padre Fedor; l’opera dove il tema principale e la dialettica tra il bene e il male, il dubbio e la ragione, è molto complessa, è ambientata nell’Impero Russo a fine Ottocento ed ha la grande capacità di scandagliare nel profondo la cattiveria umana, descrivendo un mondo che perde e svilisce i suoi valori etici.
Storia cupa e disperata di una famiglia devastata da feroci conflitti, avidità di denaro, odi, incomprensioni, rancori, intrighi e amori libertini; un contesto in cui matura l’assassinio del capofamiglia Fedor Karamazov, che Glauco Mauri sa ben rendere, uomo dissoluto e malvagio talmente depravato da arrivare a contendere la nuova fiamma del figlio primogenito e tormentato Dimitrij, che dimostra apertamente di odiare il padre, tanto che verrà poi accusato ingiustamente del suo omicidio e si riscatterà moralmente con vent’anni di Siberia.
Vedere questo spettacolo per noi è stato un vero piacere. Uno spettacolo elegante, tutto molto curato; con una bella scenografia costruita su pannelli mobili che con pochi elementi (delle sedute, un grande lampadario, delle balle di fieno, uno specchio, un grande divano) determinano gli ambienti. Bellissima anche la musica tutta originale e scritta appositamente per questo spettacolo dal maestro Giovanni Zappalorto
La riduzione (scelta obbligata per una versione teatrale) di Glauco Mauri e di Matteo Tarasco, che firma anche una attenta regia, senza perdere la forza del romanzo, come hanno dimostrato il silenzio e l’attenzione in sala per tutto lo spettacolo. Vuoi per la potenza del testo e la bravura del cast recitativo sul palco c’è stata magia, con la scena finale, da togliere il respiro, in cui scopriamo che ad uccidere Fedor e stato il figliastro-servo Smerdjakov (un convincente e bravo Luca Terraciano), il quale in preda ai rimorsi si impiccherà e morirà tra le braccia di un delirante Ivan (un intenso e febbrile Roberto Sturno), alle soglie della follia. Spettacolo forte che ci ha trasmesso emozioni, un Glauco Mauri, 89 anni grandioso e noi gli auguriamo lunga vita e ancora tanto teatro. Applausi, tanti, convinti e affettuosi.

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